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Articolo pubblicato online il 28 giugno 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

1. Premessa.

La Commissione Tributaria Provinciale di Crotone, con la recentissima sentenza n. 28 del 08/02/2016, ha fissato un principio degno di nota, sulla base del quale il contribuente che impugni la cartella di pagamento eccependo l’inesistenza della notifica, potrebbe vedere annullata la (...)

Articolo pubblicato online il 28 giugno 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

Con un’importante sentenza, 10 giugno 2016, n. 11943, la Corte di Cassazione ha stabilito due importanti principi in tema di prescrizione delle eccezioni processuali nonché in tema di risarcimento da svalutazione monetaria.

La vicenda ha ad oggetto l’impugnazione da parte di un contribuente del (...)

Articolo pubblicato online il 28 giugno 2016
Rubrica : News

Segnaliamo l’ultimo libro del ns. autore Avv. Villani “La contabilità del libero professionista – Profili sostanziali e processuali”, Editrice Ad Maiora, come da seguente link: http://www.edizioniadmaiora.it/pubb....

Articolo pubblicato online il 28 giugno 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

Sui poteri istruttori del giudice tributario, ed in particolare sui suoi limiti, la Corte di Cassazione – Sez. Tributaria - nel corso degli anni ha stabilito importanti principi con le seguenti sentenze:

n. 673/2007;

n. 23580/2009;

n. 14960/2010;

n. 26392/2010;

n. 26741/2013;

n. (...)

Articolo pubblicato online il 1 luglio 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

1.Introduzione

Con la nuova norma di cui all’art. 10 bis introdotta nello Statuto dei diritti del contribuente (Legge 27 luglio 2000, n. 212) (appunto intitolata “Disciplina dell’abuso del diritto o elusione fiscale”) dall’art. 1 del D.Lgs. n. 128 del 5 agosto 2015 recante “Disposizioni sulla (...)

Articolo pubblicato online il 13 luglio 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 13378 del 07/06/2016, depositata in cancelleria il 30 giugno 2016, ha stabilito quali termini devono essere rispettati per correggere le dichiarazioni dei redditi.

Le Sezioni Unite, infatti, sono state chiamate a decidere se il (...)

Articolo pubblicato online il 13 luglio 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

L’art. 43, D.P.R. 600/73, rubricato “Termini per l’accertamento” è stato oggetto di recenti modifiche, dapprima con l’art. 2, comma 1, D.Lgs. 128/2015, eppoi con l’art. 1, comma 131, L. 208/2015 (c.d. Legge di stabilità o Finanziaria 2016).

La disposizione vigente sino al 1° settembre 2015 (prima (...)

Articolo pubblicato online il 19 luglio 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

L’Irap.

L’Irap, (Imposta Regionale sulle Attività Produttive), introdotta e disciplinata dal D. Lgs. 15 dicembre 1997, n.446 è un’imposta:

locale, in quanto è applicabile alle attività produttive esercitate nel territorio di ciascuna Regione, alla quale in gran parte è riservato il gettito della (...)

Articolo pubblicato online il 19 luglio 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

Sentenza della CTP di Lecce - Sezione 3 – n. 1732, depositata in segreteria il 13 luglio 2016, ritirata oggi, tra le prime in Italia, che ad un giudice tributario di Lecce ha riconosciuto la tassazione separata degli arretrati relativi agli anni 2011, 2012, 2013 e 2014, a seguito della sentenza (...)

Articolo pubblicato online il 19 luglio 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

Presentiamo la brochure del convegno che il ns. autore Avv. Villani, assieme al Consigliere Domenico Chindemi della Corte di Cassazione, terrà a Bologna venerdì 23 settembre c.a., organizzato da Maggioli Editore, Commercialista Telematico ed Associazione Nazionale Commercialisti di Bologna, dal (...)

Articolo pubblicato online il 19 luglio 2016
Rubrica : Diritto commerciale e tributario

La Corte di Cassazione ha ritenuto di dover continuare a dar corso al più recente orientamento, secondo il quale, in tema di imposta di registro e di relativi benefici per l’acquisto della prima casa, il requisito della residenza va riferito alla famiglia, per cui ove l’immobile acquistato sia (...)

















La Corte di Cassazione ha ritenuto di dover continuare a dar corso al più recente orientamento, secondo il quale, in tema di imposta di registro e di relativi benefici per l’acquisto della prima casa, il requisito della residenza va riferito alla famiglia, per cui ove l’immobile acquistato sia adibito a tale destinazione non rileva la diversa residenza di uno dei due coniugi che abbiano acquistato in regime di comunione, essendo essi tenuti non ad una comune sede anagrafica ma alla coabitazione (Sez. 5, Sentenza n. 25889 del 23/12/2015; Sez. 5, Sentenza n. 16355 del 28/06/2013; Sez. 5, Ordinanza n. 2109 dei 28/01/2009 ).
Sennonché la CTR, con valutazione censurata dalla Corte, ha ritenuto che il contribuente non aveva provato che l’immobile per il quale erano state chieste le agevolazioni fosse stato adibito a residenza familiare poiché neppure risultava quale fosse la composizione del nucleo familiare.
Il dedotto motivo, concernente il fatto che la CTR non ha considerato che la moglie aveva assunto la propria la residenza nell’immobile, è, poi, privo di decisività, tenuto conto che, se è ben vero che è sufficiente che uno solo dei due coniugi abbia trasferito la residenza nell’immobile, ciò che rileva ai fini della concessione dell’agevolazione è che nell’immobile si realizzi la coabitazione dei coniugi, trattandosi di un elemento adeguato a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari (Cass. n. 14237 del 2000), in quanto ciò che conta non è tanto la residenza dei singoli coniugi, quanto quella della famiglia.
L’art. 144 codice civile, invero, prevede che i coniugi possano avere delle esigenze diverse ai fini della residenza individuale e fissare la residenza della famiglia, che è soggetto autonomo, per cui il metro di valutazione dei requisiti per ottenere il beneficio deve essere diverso in considerazione della presenza di un’altra entità, quale la famiglia.
Ne deriva che la mera circostanza che la moglie avesse trasferito la residenza nell’immobile era elemento di per sé irrilevante per affermare che colà fosse stata stabilita dai coniugi la residenza della famiglia.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione, infatti, ha affermato che, in tema di imposta di registro e di relativi benefici per l’acquisto della "prima casa", il requisito della residenza va riferito alla famiglia, per cui, ove l’immobile acquistato sia adibito a residenza della famiglia, non rileva la diversa residenza del coniuge di chi ha acquistato in regime di comunione (Cass. n. 13085 del 2003; e già Cass. n. 14237 del 2000).
In particolare, la Corte di Cassazione ha avuto modo di precisare che i coniugi non sono tenuti ad una comune residenza anagrafica, ma reciprocamente alla coabitazione (art. 143 del codice civile), quindi una interpretazione della legge tributaria (che del resto parla di residenza e non di residenza anagrafica) conforme ai principi del diritto di famiglia porta a considerare la coabitazione con il coniuge come elemento adeguato a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari (Cass. n. 14237 del 2000, cit.).
Quello che conta, allora, non è tanto la residenza dei singoli coniugi, quanto quella della famiglia: l’art. 144 c.c., secondo il quale i coniugi "fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa" (che è una esplicitazione ed una attuazione della più ampia tutela che l’art. 29 della Costituzione assegna alla famiglia), mentre da una parte riconosce che i coniugi possano avere delle esigenze diverse ai fini della residenza individuale, dall’altra tende a privilegiare le esigenze della famiglia, quale soggetto autonomo rispetto ai coniugi.
Pertanto, anche la norma tributaria va letta ed applicata nel senso che diventa prevalente l’interesse della famiglia rispetto a quello dei singoli coniugi, per cui il metro di valutazione dei requisiti per ottenere il beneficio deve essere diverso in considerazione della presenza di un’altra entità, quale la famiglia (Cass. n. 13085 del 2003, cit.).
In virtù dei richiamati principi, sembra potersi ritenere che, ai fini della fruizione dei benefici fiscali in questione, il requisito della residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile debba essere riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra coniugi, quel che rileva è che l’immobile acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo in contrario la circostanza che uno dei coniugi non abbia la residenza in tale Comune, e ciò in ogni caso in cui il bene sia divenuto oggetto della comunione ex art. 177 cod. civ., quindi sia in caso di acquisto separato che in caso di acquisto congiunto del bene stesso.
La Corte di Cassazione, infatti, ha riaffermato che, in tema di imposta di registro e di relativi benefici per l’acquisto della prima casa, il requisito della residenza va riferito sempre alla famiglia, per cui, ove l’immobile acquistato sia adibito a residenza della famiglia, non rileva la diversa residenza del coniuge di chi ha acquistato in regime di comunione (Cass. n. 13085 del 2003; n. 14237 del 2000, ord. n. 2109 del 2009).
In particolare, è stato precisato che i coniugi non sono tenuti ad una comune residenza anagrafica, ma reciprocamente alla coabitazione (art. 143 c.c.), quindi una interpretazione della legge tributaria conforme ai principi del diritto di famiglia induce a considerare che la coabitazione con il coniuge costituisce un elemento adeguato a soddisfare il requisito della residenza ai fini tributari (Cass. n. 14237 del 2000, cit.), in quanto ciò che conta "non è tanto la residenza dei singoli coniugi, quanto quella della famiglia: l’art. 144 c.c., secondo il quale i coniugi fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa (che è una esplicitazione ed una attuazione della più ampia tutela che l’art. 29 Cost. assegna alla famiglia), mentre da una parte riconosce che i coniugi possano avere delle esigenze diverse ai fini della residenza individuale, dall’altra tende a privilegiare le esigenze della famiglia, quale soggetto autonomo rispetto ai coniugi; pertanto, anche la norma tributaria va letta ed applicata nel senso che diventa prevalente l’interesse della famiglia rispetto a quello dei singoli coniugi, per cui il metro di valutazione dei requisiti per ottenere il beneficio deve essere diverso in considerazione della presenza di un’altra entità, quale la famiglia (cfr. Cass. n. 2109 del 2009, cit.)".
In definitiva, la Corte di Cassazione ritiene di dover continuare a dar corso al più recente orientamento, secondo il quale <

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