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L’addebito della separazione (alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali)
Articolo pubblicato online il 2 novembre 2009

di Matteo Santini
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Il testo dell'art 151 cod civ, nella formulazione pregressa, anteriore alla riforma del 1975, ammetteva la separazione personale dei coniugi soltanto per colpa e per altre cause tassativamente indicate ed identificate nell'adulterio, nel volontario abbandono,  sevizie, eccessi, minacce o ingiurie gravi, condanna penale e nonch  nella non fissata residenza.
Alla luce della precedente normativa, separazione e colpa costituivano, difatti, un connubio quasi indissolubile.
Una volta svincolata, con la riforma del  diritto di famiglia del 1975, la separazione dal concetto di colpa, a cui, per ragioni di ordine sociale e  culturale, veniva irrimediabilmente associata, vennero poste le basi per delineare il nuovo istituto "dell'addebito della separazione".

Quale effetto di tale novella legislativa, l'attuale formulazione dell'art 151 cod civ distingue la domanda di separazione personale dei coniugi, che trova la sua disciplina al primo comma di tale norma, dalla domanda di addebito prevista al secondo comma.
Scelta del legislatore della riforma, condivisibile, sotto molteplici e rilevanti profili.
Se, difatti, la dichiarazione personale dei coniugi  presuppone  l'accertamento di fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della vita coniugale o da recare grave pregiudizio all'educazione della prole, e ci, anche indipendentemente dalla volont di uno o di entrambi i coniugi (Cass 00/8106), condicio sine qua non, ai fini della dichiarazione di addebito, , invece, il comportamento posto in essere da uno dei due coniugi in contrasto con i doveri che derivano dal matrimonio.
Nonostante la responsabilit dei nubendi non costituisca pi un presupposto indefettibile  della pronuncia di separazione giudiziale, il suo accertamento,ad oggi, necessario, invece,  per la declaratoria di addebitabilit  dal momento che" il giudice , pronunciando  la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio."(art 151 comma 2 cod.civ.).
In termini sostanziali ci significa affermare l'esistenza di un rapporto di accessoriet dell'addebito alla pronuncia di separazione dei coniugi.
In termini processuali ci significa, come ha avuto modo di chiarire la stessa Corte di Cassazione, con una recente pronuncia,  che la domanda di addebito deve essere riconosciuta come autonoma e che"l'iniziativa di un coniuge di richiedere  la dichiarazione di addebitabilit della separazione all'altro coniuge..non mera deduzione difensiva o semplice sviluppo logico della contesa instaurata con la domanda di separazione,  tanto che, se presa dalla parte attrice deve essere inserita  nell'atto introduttivo del giudizio, esorbitando dalla stessa "emendatio belli" consentita in corso di causa, e, se presa dalla parte convenuta, soggetta ai tempi e modi delle riconvenzionale." (Cass n 2818, 8 febbraio 2006).

"L'istituto dell'addebito di separazione"si pone, per  unanime di giurisprudenza e dottrina, dunque, come  una mera variante dell'accertamento dell'improseguibilit della convivenza, alla stregua di una modalit accessoria ed eventuale, accertabile ove ne ricorrano le circostanze: essa presuppone l'espressa domanda di parte (Cass. 6 settembre 1985 n. 4639) e il riscontro da parte del giudice di  "un comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio".
Tali doveri sono, in primis, quelli indicati all'art 143  cod civ, il quale espressamente afferma che dal matrimonio derivano gli obblighi di fedelt, assistenza morale e materiale, collaborazione nell'interesse della famiglia e coabitazione, nonch, il medesimo dato normativo pone, come fonte di doveri, il concetto di parit dei coniugi, di cui all'art 29 della Costituzione.
L'elencazione ivi contenuta  non da considerarsi, tuttavia, come  tassativa: ulteriori doveri, la cui violazione rileva ai fini dell'addebito, possono trarsi da altre norme del sistema, senza considerare, che, quale settore vivo del diritto, le pronunce della giurisprudenza pi recenti se, da un lato, hanno assecondato le mutevoli esigenze che la delicatezza della materia pone, dall'altro, hanno sciolto emblematici dubbi circa l'estensione  dell'applicazione dell'istituto de quo.

Non ogni inadempienza, alla luce delle recenti pronunce giurisprudenziali, difatti, causa l'addebito della separazione; occorrono piuttosto violazioni di un certo peso e rilievo.
La condotta del nubendo che viola i propri doveri coniugali rileva solo che assuma una certa gravit ed osservato, in ogni caso, il requisito della imputabilit inteso quale immediata riferibilit al comportamento volontario e cosciente di una persona capace di intendere e volere.
Rilevante a tal proposito  la Sentenza della Cassazione n 3168 del 30 marzo del 1994 laddove dispone che " correttamente viene pronunziata separazione senza addebito allorch non sia raggiunta la prova che da parte di uno o di entrambi i coniugi sia tenuto un comportamento volontario e consapevole contrario ai doveri nascenti dal matrimonio, ovvero che la condotta posta in essere dall'uno o dall'altro, per la sua gravit, abbia determinato o contribuito a determinare una situazione di intollerabilit dell'ulteriore convivenza".
Il giudice pertanto chiamato a valutare il comportamento di entrambi i coniugi per il tramite di una valutazione globale e comparativa delle rispettive condotte  "onde verificare se il comportamento dell'uno non possa trovare piena giustificazione nelle provocazioni insite in quello dell'altro" (Cass 21 agosto 1997 n. 78179).
Tuttavia, a tal proposito, si deve rilevare come la stessa giurisprudenza abbia individuato, di recente, un limite insuperabile a tale valutazione comparativa che ricorre in tutti quei casi in cui la reazione costituisca una trasgressione di precise norme di carattere imperativo inerenti l'ordine familiare, non suscettibili di deroghe, in quanto poste a tutela di beni e di diritti fondamentali della persona del coniuge.
La questione di centrale importanza ed stata oggetto di una recente pronuncia del  27 maggio 2008, n. 13827 ai sensi della quale ".. ove i fatti accertati a carico di un coniuge costituiscano violazione di norme di condotta imperative ed inderogabili - traducendosi nell'aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l'incolumit e l'integrit fisica, morale e sociale dell'altro coniuge, ed oltrepassando quella soglia minima di solidariet e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalit del partner - essi sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento di quest'ultimo, e si sottraggono anche alla comparazione con tale comportamento, la quale non pu costituire un mezzo per escludere l'addebitabilit nei confronti del coniuge che quei fatti ha posto in essere".

Si rileva, inoltre, come molte pronunce di addebito nella giurisprudenza meno recente trovassero fondamento nella violazione dell'obbligo di fedelt coniugale.
Il concetto di fedelt, infatti, anche se talvolta inteso in maniera restrittiva, come mero dovere di astensione da atti sessuali con persona diversa dal coniuge, fu concepito, dopo la riforma del 1975, come l'obbligo coniugale di pi largo spettro, perch profondamente ancorato, nell'impegno solennemente assunto, con le nozze, dai nubendi di non tradire la fiducia reciproca.
Tale ricostruzione deve ritenersi, alla luce delle recenti pronunce giurisprudenziali, ormai  anacronistica, avendo la Cassazione, da ultimo con sentenza del 19 marzo 2009, affermato il principio secondo cui la separazione non pu essere addebitata al coniuge infedele, qualora l'incidenza del tradimento sulla relazione  coniugale non abbia spiegato effetti negativi sull'unit familiare e qualora la relazione  sia giunta alla rottura per  il concorrere di altri motivi, come avviene allorquando "il giudice accerti la preesistenza di una rottura gi irrimediabilmente in atto, dovuta al comportamento dell'altro coniuge - il suo tacere in merito alla sua impotentia generandi - ovvero ad altre ragioni e comunque del tutto autonoma ed indipendente dalla successiva violazione de dovere di fedelt".
Oggi, pertanto, si deve rilevare come l'infedelt non sia presupposto sufficiente per ottenere la pronuncia di addebito, essendo parimenti necessario che essa sia stata causa della fine dell'unione tra i coniugi secondo un rapporto di causalit stringente e diretto tra infedelt ed intolleranza della convivenza.

Con riguardo all'estensione della copertura temporale delle condotte rilevanti ai fini dell'addebito, la giurisprudenza degli ultimi anni si resa responsabile di un ampliamento importante di tale ambito disponendo che "il comportamento tenuto dal coniuge successivamente al venir meno della convivenza, ma in tempi immediatamente prossimi a detta cessazione, sebbene privo, in s, di efficacia autonoma nel determinare l'intollerabilit della convivenza stessa, pu nondimeno rilevare ai fini della dichiarazione di addebito della separazione allorch costituisca una conferma del passato e concorra ad illuminare sulla condotta pregressa". (Cass., n. 17710 del 2005).

Avv. Matteo Santini (www.studiolegalesantini.com)
Dott.ssa Erika Pigliapoco (Studio Legale Santini)


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