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La mediazione ai fini della conciliazione
Articolo pubblicato online il 6 luglio 2010

di Giuseppe Vascellaro
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Brevissime considerazioni in ordine alla mediazione finalizzata alla conciliazione delle
controversie civili e commerciali ai sensi del D.LGS. 4/3/2010

Com’ noto il D.LGS. 4/3/2010 ha introdotto la mediazione finalizzata alla conciliazione
delle controversie civili e commerciali.
Senza volerci soffermare sull’ambito di applicazione del decreto in commento, noto a tutti
gli operatori del diritto, e senza alcuna pretesa di esaustivit, ci pare opportuno rassegnare
al lettore brevissimi spunti di riflessione.
L’esperienza pratica ci insegna che gli strumenti di conciliazione si sono rivelati,nel tempo,
assolutamente fallimentari,anche per la oggettiva carenza di una "cultura conciliativa".
Sorge spontaneo il riferimento al tentativo obbligatorio di conciliazione, proprio del rito
del lavoro; tale strumento ha avuto, ed ha, una incidenza quasi irrilevante nella risoluzione
"preventiva" delle controversie di lavoro,sebbene fosse stato pensato e introdotto dal legislatore
ai fini deflattivi.
Lo strumento della conciliazione ha avuto in passato scarsissimi risultati anche nel settore
locatizio, sebbene limitato alle controversie relative alla determinazione legale del canone
di cui alla L. 392/78; non si comprende,quindi, la sua reintroduzione in una materia gi regolata
dal rito locatizio,oggettivamente pi rapido di quello ordinario; sembra quasi che il
legislatore sia affetto dalla "sindrome di Penelope".
Ma,a ben vedere,lo strumento della conciliazione sembra non essere accolto con favore
neppure nella sua applicazione all’interno del processo.
Si pensi alla conciliazione giudiziale che,certo, non ha avuto miglior sorte; ricordiamo che
il testo previgente dell’art.183 c.p.c, prevedeva che il giudice,nella prima udienza di trattazione,
dovesse interrogare liberamente le parti presenti, e quando la natura della controversia
lo consentisse,tentare la conciliazione.
Tale strumento,nella prassi, si rivelato anch’esso di scarsa utilit, tanto che, il suo tentativo
stato reso facoltativo,nel caso di richiesta congiunta della parti,ai sensi del novellato
art.185 c.p.c..
Alla luce delle considerazioni sopra esposte,vi il fondato timore che l’attuazione pratica
della mediazione ai fini conciliativi svilisca la finalit per cui era stata preordinata ed anzi
si riveli una inutile perdita di tempo.
Infatti la previsione di un termine di quattro mesi per l’espletamento del tentativo di conciliazione,
quale condizione di procedibilit per adire il giudice,non fa che dilatare i tempi,
procrastinando l’inizio del processo, mortificando le legittime aspettative di giustizia in
tempi brevi.

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