Legali.com
il sito degli avvocati italiani

Sito per gli avvocati italiani, per tenersi aggiornati, sfruttare le nuove tecnologie, dialogare con i colleghi, sottoporre quesiti giuridici, fare ricerche in ambito legale.
I giuristi che vogliono inviare articoli o notizie, si possono registrare online inserendo i propri dati dal link "Connettersi", posto in fondo alla pagina a sinistra. Clicca qui per vedere il video con le istruzioni per la pubblicazione degli articoli.

Accertamento bancario sui conti di terzi
Articolo pubblicato online il 20 luglio 2010

di Studio legale tributario Leo
Stampare logo imprimer

E’ necessario che l’Amministrazione finanziaria dimostri la fittiziet dei conti intestati ai soggetti estranei all’accertamento (legati al soggetto accertato da vincoli familiari e/o commerciali) per la loro rilevanza nell’accertamento del reddito (o dell’IVA) nei confronti del contribuente accertato.

Recentemente la Corte di Cassazione, Ordinanza del 14 novembre 2008, n. 27186, ha ribadito, in maniera espressa, un principio, comunque gi consolidato , della giurisprudenza, sia di merito che di legittimit.

La Suprema Corte, analizzando la questione della utilizzabilit dei dati bancari emergenti dai conti dei soci nell’accertamento nei confronti della societ ha affermato che:"la lettera e la ratio (art. 51, comma 2, nn. 2 e 7, D.P.R. 633/72 e art. 32, comma 1, nn. 2 e7, D.P.R. 600/73 n.d.r.) della disposizione in esame non ne autorizzano l’applicazione con riguardo a conti bancari intestati esclusivamente a persone diverse, solo perch legate da vincoli familiari o commerciali, salvo che l’ufficio opponga e provi poi in sede giudiziale, eventualmente avvalendosi degli indizi ricavabili da tali vincoli, che l’intestazione a terzi sia fittizia, cio esprima un’apparenza voluta per far risultare come altrui operazioni in realt compiute dal contribuente, o comunque sia superata, in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilit al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie annotate sui conti".

La Corte prosegue affermando che la prova concreta (della riferibilit alla societ dei conti intestati ai soci) deve essere data dall’Amministrazione finanziaria anche nel caso in cui si tratti di conti intestati ai soci di una societ di persone. Proseguendo, afferma:"... anche se deve ritenersi che nelle societ di persone il vincolo societario che lega i soci alla societ sicuramente pi forte rispetto a quello presente in altri tipi di societ, resta pur sempre il fatto che la societ di persone ha una sua autonomia patrimoniale, per cui l’utilizzazione dei conti intestati ai soci non pu essere ammessa sempre e comunque, ma possibile a condizione che si superi il dato formale della intestazione e si raggiunga la prova che quei conti sono riconducibili alla societ, totalmente o parzialmente".

Solo dopo avere assolto tale onere probatorio: dimostrazione della fittizia intestazione del conto bancario in capo al socio e la sua riferibilit alla societ, l’Amministrazione finanziaria potr avvalersi delle presunzioni stabilite dagli artt. 51, co. 2, n. 2, D.P.R. 633/72 e art. 32, co. 1, n. 2, D.P.R. 600/73, secondo le quali i prelevamenti e i versamenti sono considerati ricavi se il contribuente non dimostra di averne tenuto conto nella determinazione della base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito. I prelevamenti sono fiscalmente irrilevanti anche solo se il contribuente ne indica il beneficiario, indipendentemente dalla sua annotazione in contabilit.

D’altra parte ritenere che il solo rapporto societ-soci sia sufficiente a dimostrare che i conti intestati ai soci sono in realt riferibili alla societ, senza la presenza di altri elementi estranei al predetto rapporto, in palese violazione sia con i principi generali in tema di soggettivit giuridica sia con le norme poste dal legislatore. Si pensi, infatti, all’art. 37, co. 3, D.P.R. 600/73 , che anche se si riferisce alla imputazione soggettiva dei redditi, si pu certamente ritenere applicabile ai componenti positivi (ricavi e compensi) e negativi (costi) del reddito d’impresa o professionale. In definitiva necessario che si dimostri, anche per presunzioni, che i prelevamenti e i versamenti effettuati sul conto dei soci si riferiscono in realt ad operazioni economiche sottratte all’imposizione ed effettuate nell’attivit d’impresa della societ.
Altres, si deve apertamente dissentire dall’orientamento secondo il quale il conto bancario del socio pu essere riferito alla societ qualora non sia "coerente" con la dichiarazione reddituale del socio stesso.
Infatti, l’eventuale incongruenza del conto bancario del socio potrebbe essere frutto di altra evasione fiscale riferibile all’attivit personale del socio stesso e non gi alla evasione fiscale della societ. Potrebbe essere "giustificata" dal socio in relazione alla sua capacit economica, indipendentemente dalla violazione di obblighi tributari (il florido conto bancario potrebbe essere frutto di dismissioni patrimoniali, donazioni, ecc.)

Cos facendo: attribuzione alla societ del conto "incongruente" del socio, si onorerebbe la societ della dimostrazione della irrilevanza dei prelevamenti e dei versamenti, e ora anche delle operazioni fuori conto , effettuati da altro soggetto.

Non solo, tale onere dovrebbe essere assolto, per di pi, dovendo vincere le presunzioni legali sopra viste. Evidentemente una prova diabolica.

necessario quindi, per dimostrare l’intestazione fittizia, che l’Amministrazione finanziaria "leghi" i valori contabili degli accertamenti bancari in capo ai soci all’attivit stessa della societ con elementi necessariamente esterni ai conti medesimi (della societ e dei soci). Solo cos operando si potr riconoscere rilevanza fiscale al dato bancario e potranno valere le presunzioni sopra viste.

In questa sede non si vuole, n si pu sostenere, che l’incongruenza del conto bancario del socio irrilevante fiscalmente (eventualmente ne risponder quale persona fisica il socio stesso, potendo A. f. ricorrere anche all’accertamento sintetico ex art 38, co.4 D.P.R. 600/73). Si vuole solo affermare che non potr avere rilevanza in seno al procedimento di accertamento del reddito della societ.
A confortare ulteriormente tale assunto si pensi alle conseguenze che ne discenderebbero alla luce dell’applicazione del principio consolidatosi, non senza critiche, nella giurisprudenza, secondo il quale, nelle societ di persone e in quelle di capitale a ristretta base azionaria, il maggiore utile accertato in capo alla societ si ha per distribuito, pro quota, ai soci.

In forza di tale principio il conto bancario del socio (magari frutto di evasione fiscale personale o altrimenti giustificabile) verrebbe "spalmato" in capo ai soci, cos che tutti i soci si troverebbero gravati da una imposta su un reddito prodotto da altri. In definitiva l’eventuale socio evasore potrebbe non subire cos gravi danni dall’accertamento, anzi avrebbe addirittura interesse a sostenere che il conto a lui intestato in realt riferibile alla societ. Infatti, delle somme risultanti dal conto risponderebbe pro quota se riferite alla societ e per intero se solo al lui riferibili.

Giova evidenziare che secondo parte della dottrina la presunzione in tema di accertamenti bancari, (qualificate come "legali relative" o iuris tantum ), opera solo nel caso in cui l’Agenzia fiscale abbia instaurato il contraddittorio col contribuente prima dell’emissione dell’avviso di accertamento. L’orientamento opposto, confortato dalla giurisprudenza maggioritaria, sostiene che l’Amministrazione finanziaria potr avvalersi delle presunzioni in tema di accertamento bancario anche se il contribuente non viene convocato per l’instaurazione del contraddittorio prima dell’emissione dell’avviso di accertamento. In detta ipotesi il contribuente potr comunque fornire, in sede giudiziale, la prova della irrilevanza fiscale dei dati bancari.

Concludendo necessario dare atto che molti Uffici fiscali locali hanno correttamente interpretato la normativa in tema di accertamenti bancari, non confondendo due piani assolutamente differenti: quello della loro esperibilit anche nei confronti di soggetti diversi dal contribuente accertato, ma legati a questi da vincoli di parentela e/o commerciali, da quello della imputazione soggettiva e del correlato onere probatorio delle risultanze emerse. Se infatti non vi dubbio che l’Agenzia delle Entrate possa procedere all’accertamento bancario anche nei confronti di soggetti terzi ma collegati al contribuente accertato, il thema disputandum diventa quello della riferibilit delle risultanze emerse che alcuni Uffici fiscali vorrebbero, de plano, riferibili al contribuente accertato.

Tutto sta nel significato, che si spera sia nel senso sopra visto, che gli Uffici locali vorranno dare alla Circolare dell’Agenzia delle Entrate, n. 32 del 19/06/2006, allorch afferma:"Ci premesso, per quanto riguarda l’operativit delle anzidette disposizioni, con riguardo all’attivit istruttoria in questione, resta inteso che, in via di principio , le potest di cui ai numeri 2) e 7) trovano applicazione unicamente ai rapporti intestati o cointestati al contribuente sottoposto a controllo. E’indubbio, per, che le stesse potest si applicano anche relativamente ai rapporti intestati e alle operazioni effettuate esclusivamente da soggetti terzi, specialmente se legati al contribuente da vincoli familiari o commerciali, a condizione che l’ufficio accertatore dimostri che la titolarit dei rapporti come delle operazioni "fittizia o comunque superata", in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilit al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie rilevate dalla documentazione "bancaria" acquisita (in tal senso, Cassazione nn. 1728/1999, 8457/2001, 8826/2001 e 6232/2003). L’intestazione fittizia, in sostanza, si manifesta tutte le volte in cui gli uffici rilevino nel corso dell’istruttoria che le movimentazioni finanziarie, sebbene riferibili formalmente a soggetti che risultano averne la titolarit, in realt sono da imputare a un soggetto diverso che ne ha la reale paternit con riferimento all’attivit svolta".

A giudizio dello scrivente la stessa Circolare pare non lasciare dubbi in merito all’onere probatorio che l’Amministrazione finanziaria deve assolvere circa la riferibilit degli accertamenti bancari al soggetto accertato allorch afferma:"...a condizione che l’ufficio accertatore dimostri che la titolarit dei rapporti come delle operazioni e’ "fittizia o comunque superata", in relazione alle circostanze del caso concreto, dalla sostanziale imputabilit al contribuente medesimo delle posizioni creditorie e debitorie rilevate dalla documentazione "bancaria" acquisita".

Per concludere, si deve ritenere che la dimostrazione della fittiziet soggettiva dei conti bancari debba necessariamente passare per elementi esterni, sia al conto stesso (ammontare incongruente rispetto al reddito dichiarato dal soggetto intestatario) sia al rapporto che lega il titolare del conto col soggetto accertato (familiare, amicale e/o commerciale)



Sito realizzato con SPIP
con il modello ESCAL-V3
Versione: 3.79.33