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Le targhe di studi professionali non sono assoggettate all’imposta di pubblicita’
Articolo pubblicato online il 10 settembre 2010

di Studio legale tributario Leo
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Il 16 luglio 2010 la V sezione tributaria della Corte di Cassazione ha fatto luce, con la sentenza n. 16722, sull’assoggettamento all’imposta di pubblicit delle targhe indicanti lo studio del professionista.
La Suprema Corte nei motivi della decisione traccia la disciplina applicabile alle targhe di studi professionali, interpretando la normativa italiana alla luce di quella comunitaria.

In primis afferma, in conformit ad un indirizzo interpretativo gi espresso in passato con riferimento al previgente D.P.R. n. 639/1972, che sono da considerare mezzi pubblicitari, e sono quindi assoggettate al tributo, le targhe e le insegne che rechino dei messaggi pubblicitari tali da sollecitare la domanda di beni e servizi.

Chiarisce, per, che se pur vero che le targhe e le insegne sono in linea di principio assoggettate a tributo, il comma 1 bis dell’art. 17 del d. Lgs n. 507/1993 pone un paletto, stabilendo che l’imposta sulla pubblicit non dovuta "......per le insegne di esercizio di attivit commerciali e di produzione di beni o servizi che contraddistinguono la sede ove si svolge l’attivit cui si riferiscono, di superficie complessiva fino a 5 metri quadrati".

La Cassazione fa notare a riguardo che la norma di esenzione in esame indica come esenti le "attivit commerciali" e quelle di "produzione di beni o servizi" e sembra quindi riferibile, in senso letterale, alle attivit esercitate dall’imprenditore. Tuttavia, deve considerarsi che, secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia, nell’ambito del diritto della concorrenza, la nozione di impresa abbraccia qualsiasi entit che eserciti un’attivit economica, a prescindere dal suo status giuridico e dalle sue modalit di finanziamento. In tal senso, costituisce attivit economica qualsiasi attivit consistente nell’offrire beni o servizi su un determinato mercato. Si pu quindi concludere che il libero professionista svolge un’attivit economica e, pertanto, costituisce impresa ai sensi degli artt. 85, 86, e 90 del Trattato.
La Corte conclude affermando che il libero professionista non pu essere soggetto ad un regime fiscale differenziato e pi gravoso rispetto a quello riservato a coloro che svolgono una qualsiasi altra attivit economica (in regime concorrenziale).

Afferma inoltre che tale conclusione conforme ad una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa in esame.
Secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della suddetta Corte, le norme concernenti agevolazioni e benefici tributari, pur essendo frutto di scelte discrezionali del legislatore, possono essere oggetto di interpretazione estensiva quando ci sia imposto dalla ratio legis.

Per concludere si osserva che l’esclusione dall’ambito applicativo della norma de qua delle targhe degli studi professionali risulterebbe in contrasto con la finalit, perseguita dalla legge, che quella di sottrarre ad imposizione le indicazioni aventi lo scopo prevalente di identificare il luogo di esercizio di un’attivit economica, distinguendolo da quello delle attivit economiche concorrenti.



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