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Pari opportunita’ (il pensiero di un trentasettenne)
Articolo pubblicato online il 7 novembre 2011

di Matteo Santini
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Il numero degli avvocati in Italia supera le 200.000 unit. Un esercito di partite Iva, oneri previdenziali e costi di gestione a carico, assenza di garanzie e futuro incerto.

Leggevo sul Sole 24 Ore che al di sotto dei 45 anni si attesta il 60% degli avvocati. Eppure a Roma non abbiamo un solo Consigliere dell’Ordine under 45. Qualcuno potr dire non un paese per giovani. Io non ci sto ! Non ci sto perch ritengo che l’innovazione, la freschezza e la competenza possano coesistere. Mi sento spesso dire: "un giovane non in grado di rappresentare altri giovani perch privo di esperienza". Niente di pi sbagliato! Solo un reazionario preoccupato per la propria poltrona e restio ad ogni genere di innovazione potrebbe credere a questo ragionamento. La distanza incolmabile tra i giovani e le istituzioni deriva in gran parte dalla sfiducia delle nuove generazioni nei confronti di rappresentanti inadeguati a comprendere ed assecondare i cambiamenti. Tra una generazione ed un’altra cambia il linguaggio, cambiano gli strumenti comunicativi, cambia il modo di concepire la politica. Come possiamo sperare nell’introduzione del processo telematico se la maggior parte dei nostri parlamentari al tempo della nascita di internet erano gi "nonni" ?

Cosa facciamo affinch i giovani, una volta entrati nel mondo dell’avvocatura non vengano abbandonati a loro stessi e trovino effettivamente uno sbocco professionale adeguato? A chi spetta cambiare le cose ? Innanzitutto ai giovani. In modo provocatorio mi sento di affermare che sono loro ad essere i primi responsabili se all’interno delle nostre istituzioni i giovani rappresentano una chimera. Il nostro sistema elettorale (quanto meno quello forense) ci consente di scegliere in modo diretto i nostri rappresentanti. Se decidiamo di disinteressarci e di non andare a votare perch riteniamo che nessuno possa cambiare le cose o che sia inutile votare o che magari, sia preferibile andare a fare una gita fuori porta piuttosto che recarsi alle urne, allora lamentarsi assolutamente inutile. Puntare su una avvocatura moderna significa anche predisporre gli strumenti che consentano ai giovani di esercitare effettivamente e senza ostacoli la professione (peraltro gi bersaglio, di recente, di una serie di provvedimenti distruttivi quali l’introduzione del madia conciliazione obbligatoria, l’aumento sconsiderato del contributo unificato e l’abolizione dei minimi tariffari obbligatori).

E’ solo garantendo a tutti le PARI OPPORTUNITA’ che si pu realizzare il principio di uguaglianza sostanziale sancito dalla Costituzione. Pari opportunit tra uomini e donne (realizzabili predisponendo a favore alle avvocatesse madri una serie di strumenti che consentano loro di non dover abbandonare la professione, come spesso avviene, quasi come se diventare madri fosse una "colpa professionale"); pari opportunit tra avvocati abili ed avvocati diversamente abili (mediante l’eliminazione di ogni barriera architettonica e fornendo a questi ultimi una maggiore offerta formativa gratuita online proprio per evitare difficoltosi spostamenti); pari opportunit tra giovani e meno giovani prevedendo la possibilit per i giovani avvocati o per quelli in difficolt (perch non dimentichiamoci che anche i non giovani possono purtroppo trovarsi in difficolt per questioni economiche o di salute) di accedere a prestiti d’onore, finanziamenti agevolati e di godere di sgravi fiscali effettivi. E soprattutto, pari opportunit tra abbienti e meno abbienti. Subordinare la permanenza nell’albo degli avvocati alla produzione di un reddito minimo annuale (vedi articolo 20 ddl di riforma della legge professionale) rappresenterebbe non solo una evidente violazione Costituzionale ma soprattutto, sarebbe una sconfitta epocale di una categoria che fonda il proprio ruolo ed il proprio prestigio sulla difesa dei diritti fondamentali e della giustizia.



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