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Addebito della separazione e allontanamento dalla casa familiare
Articolo pubblicato online il 9 marzo 2012

di Matteo Santini
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Con ordinanza n. 4540 del 24 febbraio 2011, i Giudici della Corte Cassazione affermavano che in presenza di "giusta causa" nell’allontanamento dalla casa coniugale di uno dei coniugi, non vi fossero i presupposti per l’addebito della separazione.

Si ritiene che tale comportamento, non costituisse di per s motivo di addebito, essendo invece necessario verificare se esso fosse l’effetto dell’intollerabilit del rapporto oppure la causa.

Cos il giudice, caso per caso, era chiamato ad effettuare una valutazione la quale lasciava un ampio margine di discrezionalit in ordine all’eventuale "scriminante" per il coniuge allontanatosi.

Ad esempio, si ritenuto ricompreso nel concetto di "giusta causa", il coniuge che si allontana a seguito di una stabile relazione extraconiugale dell’altro o il coniuge che subisce ripetuti atti di violenza dall’altro.
La questione va pertanto esaminata sotto il profilo dell’ampiezza delle scriminanti in presenza delle quali, un comportamento di per s illegittimo e motivo di addebito della separazione, viene considerato legittimo.
Ci premesso, appare evidente che se di scriminanti si tratta, debba farsi riferimento ad un principio generale affermato dalla normativa e ribadito pi volte dalla Giurisprudenza; e cio che l’allontanamento dalla residenza familiare, ove attuato unilateralmente dal coniuge, e cio senza il consenso dell’altro coniuge, di per s costituisce violazione di un obbligo matrimoniale e conseguentemente causa di addebito della separazione poich porta all’impossibilit della coabitazione, obbligo e presupposto stesso di un rapporto matrimoniale.

Si sostenuto in Giurisprudenza che se la frattura del rapporto coniugale precedente all’allontanamento dall’abitazione, della quale pertanto non poteva essere stato causa, l’addebitabilit della separazione al coniuge che si allontani deve essere esclusa senza necessit di verificare ulteriormente se il comportamento dell’altro coniuge costituisca violazione dei suoi doveri coniugali.

A parere del sottoscritto il criterio sopracitato troppo generico e soprattutto rimesso a valutazioni soggettive che prestano il fianco ad un ampissimo margine di discrezionalit da parte dei giudici di merito, con il rischio attuale di valutazioni difformi da tribunale a tribunale in ordine a situazioni pressoch identiche.

Ritengo che sia necessario un quid pluris affinch un comportamento codificato come "illegittimo" e fonte di conseguenze giuridiche rilevanti anche sotto il profilo patrimoniale (addebito della separazione), possa ritenersi ammissibile e giustificato.

Si tratta quindi di valutare con il massimo rigore possibile le situazioni in presenza delle quali l’allontanamento unilateralmente determinato dall’abitazione coniugale possa ritenersi giustificato.

In particolare, incomber sul coniuge che si allontanato l’onere della prova circa l’esistenza di quel giustificato motivo che, rendendo oggettivamente intollerabile il protrarsi della convivenza, ha legittimato il comportamento.
La Cassazione Civile con sentenza numero 2059 del 14.02.2012 ha stabilito che l’abbandono del tetto coniugale prima della domanda di separazione e senza una valida ragione fa scattare automaticamente l’addebito. A maggior ragione se il coniuge che ha reciso la coabitazione lo ha fatto per intraprendere una convivenza more uxorio. Infatti, il coniuge, il quale provi che l’altro ha volontariamente e definitivamente abbandonato la residenza familiare senza aver proposto domanda di separazione personale, non deve ulteriormente provare l’incidenza causale di quel comportamento illecito sulla crisi del matrimonio, implicando esso la cessazione della convivenza e degli obblighi ad essa connaturati, e gravando sull’altra parte l’onere di offrire la prova contraria, che quel comportamento fosse giustificato dalla preesistenza di una situazione d’intollerabilit della coabitazione, nonostante l’assenza della giusta causa prevista dall’art. 146 cpv. c.c..

Ovviamente, in presenza di accordo tra le parti o nel caso in cui la parte o le parti abbiano proceduto al deposito di un ricorso per separazione, l’allontanamento dalla casa coniugale non rappresenta motivo di addebito della separazione.

In problema si pone pertanto solo con riferimento alla valutazione del comportamento del coniuge che si allontana adducendo l’esistenza di situazioni talmente gravi da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza e non una generica e non motivata "intollerabilit".

Avv. Matteo Santini (Presidente Nazionale Centro Nazionale Studi e Ricerche sul Diritto della Famiglia e dei Minori)



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