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L’assegno di mantenimento
Articolo pubblicato online il 11 settembre 2012

di Matteo Santini
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L’articolo 156 del codice civile titolato "Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi" ai primo e seconda comma sancisce che "Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.
L’entit di tale somministrazione determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato."
Il carattere di precariet tipico della separazione consente di considerare ancora esistente il vincolo di solidariet morale e materiale che lega i coniugi, anche se separati.
I presupposti che devono concorrere affinch il giudice si determini a concedere l’assegno di mantenimento, sono tre (Cass. Civ. 12.12.2003 n. 19042; Cass. Civ. 18.09.2003 n. 13747; Cass. Civ. 08.08.2003 n. 11965; Cass. Civ. 19.03.2003 n. 4039):
- la non addebitabilit della separazione al coniuge a cui favore viene disposto l’assegno di mantenimento;
- la mancanza per il beneficiario di adeguati redditi propri;
- la sussistenza di una disparit economica tra i due coniugi.
Tralasciando nella nostra breve disamina il requisito della non addebitabilit opportuno per prima cosa chiarire che il concetto di reddito deve essere inteso nel suo significato pi ampio. Infatti, per reddito non si intende solo quello da lavoro autonomo o dipendente ma, nella quantificazione dell’assegno, si deve tener conto delle circostanze (ai sensi del secondo comma del citato art. 156), consistenti in quegli elementi fattuali di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell’onerato, suscettibili di incidere sulle condizioni economiche delle parti (Cass. Civ., sez. I, sentenza 27 giugno 2006, n. 1484).
Il riferimento va certamente al denaro ma si intendono comprese anche altre utilit diverse dal denaro, purch economicamente valutabili (Cass. Civ. 03.10.2005 n. 19291; Cass. Civ. 06.05.1998 n. 4543; Cass. Civ. 30.01.1992, n. 961).
La reale difficolt nell’applicazione di questo articolo risiede nella necessit di reperire dei parametri per valutare l’eventuale inadeguatezza dei redditi di un coniuge.
Al fine del riconoscimento del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, essenziale che questi sia privo di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante la convivenza matrimoniale e che, sussista una disparit economica tra i due coniugi, non avendo rilievo che, prima della separazione, il coniuge richiedente avesse eventualmente tollerato, subito o - comunque - accettato un tenore di vita pi modesto. E siccome la separazione instaura un regime che tende a conservare il pi possibile gli effetti propri del matrimonio compatibili con la cessazione della convivenza e, quindi, anche il "tipo" di vita di ciascuno dei coniugi, se prima della separazione i coniugi hanno concordato - o, quanto meno, accettato - che uno di essi non lavorasse, l’efficacia di tale accordo, secondo parte della Giurisprudenza, permane anche dopo la separazione (Cass. Civ., sez. I, sentenza n. 25 agosto 2006, n. 18547).
E’ per vero che la separazione comporta spesso un notevole aumento dei costi per ciascun coniuge, a causa della necessit di dover sostenere, singolarmente, spese che, in costanza di unione venivano suddivise tra i coniugi. Il mantenimento di un determinato tenore di vita risulta certamente pi facile se a contribuire alle casse del nucleo familiare vi sono due soggetti, con due stipendi che si cumulano.
In caso di separazione, ad esempio, il coniuge che non beneficia della casa coniugale, dovr reperire una nuova sistemazione, con le relative spese per la locazione e per la gestione dell’alloggio.
Pi di recente, la giurisprudenza, ha individuato parametri di riferimento sicuramente pi corretti. In particolare, il giudice di merito deve anzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio, per poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge gli permettano di conservarlo indipendentemente dalla percezione di detto assegno e, in caso di esito negativo di questo esame, deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione" (Cass. Civ. 12.06.2006 n. 13592).
La funzione del giudice diventa quindi quella di "equilibrare" i tenori di vita di entrambi i coniugi e valutare le loro effettive capacit economiche. Quindi, sar prima necessario verificare se esiste effettivamente un disequilibrio economico tra i due coniugi e, in caso affermativo, determinare la corresponsione di un assegno mensile a carico del coniuge pi facoltoso con il fine di eliminare tale disequilibrio.
Vi sono poi altri elementi che incidono ai fini della determinazione e quantificazione dell’assegno. Si tratta di principi elaborati nel tempo dalla giurisprudenza e che si legano al concetto di "circostanze" espresso dal secondo comma dell’articolo 156 del codice civile ai fini di una corretta quantificazione dell’assegno. Ad esempio, l’attitudine al lavoro del coniuge economicamente pi debole, quale potenziale capacit di guadagno, costituisce elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento da parte del giudice, che deve al riguardo tenere conto non solo dei redditi in denaro ma anche di ogni utilit o capacit dei coniugi suscettibile di valutazione economica. Peraltro, l’attitudine del coniuge al lavoro assume in tal caso rilievo solo se venga riscontrata in termini di effettiva possibilit di svolgimento di un’attivit lavorativa retribuita, in considerazione di ogni concreto fattore individuale ed ambientale, e non gi di mere valutazioni astratte ed ipotetiche (Cass. Civ., sez. I, sentenza n. 25 agosto 2006, n. 18547).
Si tratter, pertanto di valutare, caso per caso, la concreta possibilit per il soggetto di svolgere un’attivit lavorativa retributiva (tenendo in considerazione l’et, la situazione del mercato del lavoro del luogo in cui vive il coniuge, l’esperienza lavorativa o professionale pregressa, il tempo intercorso dall’ultima prestazione di lavoro, la situazione di salute del medesimo, i condizionamenti posti dalla cura e dalla crescita della prole).
In sede di accertamento dei redditi non richiesto al giudice di valutare aritmeticamente l’entit dei redditi ma solo di effettuare un’analisi volta ad accertarne l’ammontare complessivo approssimativo, un’attendibile ricostruzione delle situazioni patrimoniali di entrambi i coniugi (Cass. Civ.28.04.2006 n.9878; Cass. Civ. 19.03.2002 n. 3974; Cass. Civ. 09.03.1998 n. 2583).
Le parti hanno l’onere di depositare nell’atto introduttivo del giudizio e nella memoria di costituzione la documentazione attestante la loro situazione patrimoniale. Spesso nei provvedimenti di fissazione di udienza lo stesso Tribunale a indicare i documenti richiesti alle parti. Si tratta certamente delle dichiarazioni dei redditi ma anche di altra documentazione attinente, ad esempio, le propriet immobiliari, le autovetture possedute, i conti correnti bancari e postali con la movimentazione risalente a periodi pi o meno recenti, ecc.
Attraverso l’esame della suddetta documentazione il Giudice sar in grado di ricostruire i redditi, intesi nel senso di pi ampio sopra descritto e cio di capacit economica e patrimoniale del soggetto; si tratter pertanto di individuare i beni suscettibili di valutazione economica dai quali il soggetto pu trarre un vantaggio e un’utilit economica. Ove la parte ometta di depositare la documentazione richiesta il giudice potr certamente desumerne argomenti di prova ai sensi dell’articolo 116 del c.p.c. e, nel caso in cui lo ritenesse necessario, disporre le indagini a mezzo della polizia tributaria. Indagini che possono essere disposte non solo nel caso in cui la parte ometta di produrre la documentazione fiscale o patrimoniale ma anche ove il giudice, a seguito di espressa contestazione della parte, ritenga tale documentazione insufficiente, contraddittoria o inverosimile rispetto al tenore di vita condotto dalla parte. L’esercizio di detto potere, che costituisce una deroga alle regole generali sull’onere della prova, rientra nella discrezionalit del giudice di merito, e non pu essere considerato anche come un dovere imposto sulla base della semplice contestazione delle parti in ordine alle loro rispettive condizioni economiche.
La Cassazione ha pi volte chiarito che il potere di disporre indagini tributarie rientra nella discrezionalit del Giudice di merito, il quale non tenuto ad avvalersene qualora ritenga compiutamente provata la situazione economica dei coniugi in base alla documentazione gi depositata.
La possibilit per il giudice di disporre le indagini di polizia tributaria in realt prevista dall’articolo 5, comma 9, della legge 898/1970, nel testo novellato dall’articolo 10 della legge 74/1987, in materia di divorzio ma, come pi volte affermato dalla giurisprudenza tale principio deve ritenersi applicabile in via analogica, stante l’identit di ratio, anche in materia di separazione di coniugi, con riguardo all’assegno di mantenimento.
Anche ove il giudice non ritenga necessario disporre le indagini di polizia tributaria, le dichiarazioni dei redditi dell’obbligato, in quanto svolgono una funzione tipicamente fiscale, non rivestono valore vincolante per il giudice della separazione personale tra coniugi, il quale, nella sua valutazione discrezionale, ben pu fondare il suo convincimento su altre risultanze probatorie (Cass. Civ., sez. I, sentenza 12 giugno 2006, n. 13592).



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