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Irragionevole e sproporzionata la sanzione al cliente del "professionista-docente universitario"
Articolo pubblicato online il 19 novembre 2012

di Maurizio Villani
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La disciplina relativa alle attivit extraistituzionali e alle incompatibilit dei pubblici dipendenti, con specifico riferimento ai docenti universitari a tempo pieno, regolata dalle disposizioni di cui all’art. 1, commi da 56 a 65, della Legge 662/96, dall’art. 53 del D.Lgs. n. 165/01 nonch da ultimo dall’art. 6, commi 9, 10 e 12, della Legge 240/2010.
Mentre i commi da 56 a 59 dell’art. 1 della Legge 662/96 attengono alle "Disposizioni riguardanti la costituzione dei rapporti di lavoro a tempo parziale nelle pubbliche amministrazioni ovvero la trasformazione degli stessi da tempo pieno a tempo parziale" e i commi da 60 a 65 riguardano le "Incompatibilit di lavoro nelle pubbliche amministrazioni", l’art. 53 del D.Lgs. n. 165/01 disciplina le incompatibilit, il cumulo di impieghi e gli incarichi dei dipendenti pubblici.
In particolar modo, al comma 11 del citato art. 53 il legislatore ha previsto che <>, per poi stabilire al successivo comma 15 che i soggetti privati, che conferiscono incarichi retribuiti a dipendenti pubblici, che omettono le comunicazioni di cui al comma 11, incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma 9, ovvero in una sanzione pari al doppio degli emolumenti corrisposti sotto qualsiasi forma al dipendente pubblico.
Ci premesso, si rileva come siffatta sanzione appare ictu oculi quanto mai sproporzionata ed irragionevole: il legislatore, infatti, ha addossato una sanzione cos ingiusta all’incolpevole cliente che, nel rivolgersi ad un professionista, il pi delle volte ignora che lo stesso ricopra anche il ruolo di docente universitario e per di pi a tempo pieno.
La sanzione, pertanto, dovrebbe essere al massimo di natura puramente formale e, oltretutto, dovrebbe semmai ricadere "soltanto" sul professionista-docente universitario l’onore di chiedere l’autorizzazione nonch di comunicare i compensi percepiti all’amministrazione di appartenenza.
Una siffatta sanzione, invero, viola innanzitutto il principio di ragionevolezza di cui all’art. 3 della Costituzione: del tutto irragionevole, infatti, che una norma concepita per evitare il cumulo di incarichi e le incompatibilit dei "professionisti-docenti universitari" vada ad incidere sull’ignaro cliente che viene, quindi, ad essere trasformato in un vero e proprio "controllore" dell’attivit svolta dal professionista e si deve rendere parte diligente in una comunicazione che, si ripete, dovrebbe competere solo al professionista - dipendente pubblico.
Ed ancora, l’art. 53, comma 15, del D.Lgs. n. 165/01, secondo periodo, viola, altres, il principio di proporzionalit di cui all’art. 27 della Costituzione, da ritenere valevole non solo per le sanzioni penali, ma per qualsiasi <> prefigurata dall’ordinamento: il predetto principio, infatti, implica che ogni misura indirizzata ad incidere su singole situazioni soggettive private deve essere idonea, cio adeguata all’obiettivo da raggiungere in concreto, e necessaria nel senso che si deve ricorrere ad essa solo se non disponibile un’altra misura ugualmente efficace, ma meno incidente negativamente sulla singola situazione privata.
A parere di chi scrive, pertanto, poich attraverso la normativa innanzi richiamata lo scopo del legislatore quello di tutelare la corretta applicazione delle disposizioni in materia di incarichi, cumulo di impieghi ed incompatibilit, un’eventuale comunicazione dei compensi percepiti da parte del professionista docente universitario all’amministrazione di appartenenza - anzich da parte del cliente che si avvalso della prestazione - comporter la non applicazione della sanzione al soggetto privato che abbia omesso la comunicazione prevista ex lege, anche ed in virt del principio della buona fede e dell’errore incolpevole quali cause di non punibilit dell’illecito amministrativo, richiamati dall’art. 3 della Legge 24 novembre 1981, n. 689.



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