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Come risolvere il caso Maradona
Articolo pubblicato online il 14 febbraio 2013

di Maurizio Villani
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L’autotutela, l’unica chance per Diego

Con sentenza n. 598/01/13, depositata lo scorso 1 febbraio, la Commissione tributaria centrale di Napoli ha rigettato la richiesta di intervento adesivo dipendente avanzata dal calciatore Maradona nel giudizio in questione, rispetto al quale lo stesso Maradona era rimasto estraneo.
Nella specie, la controversia scaturita dalla notifica nei confronti della S. S. Calcio Napoli s.p.a., in merito agli esercizi che vanno dal 1985 al 1990, di avvisi di accertamento con i quali il competente ufficio finanziario contestava l’omesso versamento delle ritenute che avrebbe dovuto operare sulle maggiori retribuzioni corrisposte ai calciatori Maradona, Careca e Alemao.
Secondo l’ufficio, difatti, ai calciatori erano stati corrisposti maggiori compensi, occultati dalla interposizione di societ estere, per cui lo stesso procedeva altres al recupero del maggior reddito accertato, notificando gli avvisi di accertamento anche ai tre calciatori.
Tutti gli avvisi di accertamento in questione, poi, venivano tempestivamente impugnati, dinanzi all’autorit giudiziaria competente, fatta eccezione per per l’avviso notificato a Maradona.
Con sentenza del 20 dicembre 1993, successivamente impugnata dalla societ, dai calciatori e dall’ufficio, la Commissione tributaria di primo grado di Napoli, previa riunione dei ricorsi, accoglieva le ragioni della societ limitatamente a rettifiche riguardanti altri rapporti, mentre rigettava "nel resto i ricorsi per quanto riguarda l’omesso versamento delle ritenute d’acconto relative ai corrispettivi di lavoro di Maradona ..., con salvezza degli effetti derivanti dalla dichiarazione integrativa presentata". Rigettava, altres, i ricorsi di due calciatori "per la parte relativa ai redditi non coperti dalle dichiarazioni integrative presentate".
Con sentenza del 6 settembre 1994, poi, l’adita Commissione tributaria di secondo grado di Napoli rigettava il ricorso della societ e quello dell’ufficio, mentre accoglieva quello dei due calciatori.
L’Ufficio ha conseguentemente proposto ricorso alla Commissione tributaria centrale di Napoli che, in considerazione dell’avvenuta definizione della lite da parte della societ ai sensi dell’art. 16 della legge n. 289/2002 e delle dichiarazioni integrative presentate dai due calciatori ai sensi della legge n. 413/1991, ha dichiarato l’estinzione dei giudizi relativi alla fallita societ e ai due calciatori, rigettando la richiesta di intervento adesivo avanzata da Maradona.
Il calciatore argentino, infatti, pur non avendo impugnato gli avvisi di accertamento, era intervenuto nel corso del giudizio chiedendo di poter godere degli effetti della sentenza, attesa l’inscindibilit tra la contestazione a lui mossa e quella fatta alla societ.
Orbene, secondo l’adita Commissione, invece, la chiusura della controversia da parte della societ Napoli Calcio non comporta la definizione automatica degli obblighi del calciatore Maradona, la cui obbligazione tributaria deve essere soddisfatta in base alla propria aliquota marginale.
Questo per diverse ragioni.
Innanzitutto, perch il calciatore rimasto estraneo al giudizio, non impugnando l’avviso di accertamento notificatogli, cosicch l’obbligazione tributaria nei suoi confronti si consolidata, con conseguente inapplicabilit dell’art. 14, comma 3, del D. Lgs. n. 546/1992.
Secondariamente, poi, anche perch "la definizione della controversia nei confronti della societ, in forza di una norma di condono, ha natura soggettiva e non pu riflettersi sugli obblighi di altri soggetti: la decisione della controversia nei confronti della societ non implica un accertamento in fatto di cui possa beneficiare il contribuente". "N il condono della societ pu estendersi al calciatore che avrebbe potuto a sua volta accedere al condono, se avesse ritenuto di contestare tempestivamente l’accertamento".
In definitiva, dunque, l’unica strada ancora percorribile al Pibe de Oro resta quella dell’autotutela, con conseguente possibilit d’impugnare un eventuale rifiuto (Cass., SS. UU., del 23 aprile 2009, n. 9669).



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