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Delega fiscale il progetto di legge di riforma del processo tributario
Articolo pubblicato online il 6 settembre 2013

di Maurizio Villani
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Il progetto di legge di riforma del processo tributario diniziativa del Sen. Giorgio Pagliari (in allegato al presente articolo) un ottimo e condivisibile intervento legislativo per modificare finalmente il processo tributario nel senso di adeguarlo alle nuove regole del processo civile ed inoltre di parificare processualmente il cittadino-contribuente (con il suo difensore) ed il fisco (nazionale e locale), anche in vista dellapprovazione della delega fiscale (vedi n. 24 del presente articolo).
La redazione del suddetto progetto di legge meritoria opera del Prof. Cesare Glendi, del Prof. Alberto Comelli nonch del loro allievo Dott. Carlo Soncini, che ringrazio pubblicamente per lottima e coraggiosa stesura.
Prima di suggerire modestamente quali potrebbero essere le ulteriori modifiche ed integrazioni da inserire per rendere il processo tributario ancora pi aderente al precetto costituzionale dellart. 111, comma 2(Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parit davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata), importante, intanto, sottolineare le principali (ma non uniche) positive novit previste.

A) ELEMENTI POSITIVI

Come opportunamente rilevato nella relazione illustrativa allegata, il progetto di legge improntato a criteri di generalit, riguardando tutte le liti tributarie, individuate in rigorosa aderenza ai precetti costituzionali, di equilibrata salvaguardia delle parti, enti titolari del potere impositivo ed esattivo e destinatari dei relativi provvedimenti nonch, infine, di semplicit regolamentare, integrando ed adeguando la disciplina attualmente contenuta nel D.Lgs. n. 546/92, senza, peraltro, trascurare, ed anzi preservando, tutte le positivit che hanno connotato la predetta normativa, che gi aveva segnato un notevole miglioramento rispetto a quella precedentemente contenuta nel DPR n. 636/72.
Alla luce dei suddetti criteri, i principali (ma non unici) elementi positivi dellallegato progetto di legge possono cos sintetizzarsi (si citano i relativi articoli):
1) innanzitutto, la nuova terminologia codice del processo tributario, senza pi fare riferimento al generico termine di contenzioso tributario, nonch lorganica disposizione dei 121 articoli;
2) la giurisdizione tributaria esercitata dai (art. 1):
Tribunali tributari;
Corti dappello tributarie;
Sezione tributaria della Corte Suprema di Cassazione;
3) lammissione della testimonianza, anche in forma scritta (art. 15, commi 3, 4 e 5);
4) la sospensione in appello dellatto impugnato (art. 111), nonch la sospensione in appello dellesecuzione della sentenza di primo grado (art. 84) e la sospensione dellesecuzione della sentenza dappello nel caso di ricorso per Cassazione (art. 373 c.p.c.); importante codificare i suddetti principi, gi riconosciuti dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione Sezione tributaria - (sentenza n. 2845 del 24 febbraio 2012), ma spesso oggi ignorati da molte Commissioni tributarie di merito, con motivazioni non condivisibili;
5) la possibilit di conciliare anche in grado di appello (art. 119);
6) il nuovo giudizio davanti alla Sezione tributaria della Corte di Cassazione (artt. 97-99), soprattutto per quanto riguarda la mancata partecipazione al procedimento del pubblico ministero (art. 98, comma 5, cit.), come peraltro previsto dallart. 75 D.L. n. 69 del 21/06/2013, confermato dalla legge di conversione n. 98/2013 (in G.U. n. 194 del 20/08/2013), che modifica sensibilmente la disciplina sullintervento del PM nei processi civili davanti al giudice di legittimit;
7) ladeguamento alle nuove norme del codice di procedura civile, soprattutto per quanto riguarda:
la translatio iudicii (art. 5);
la rimessione in termini (art. 5, comma 4, e 46, comma 1), anche se per ipotesi limitate;
8) gli effetti della tardiva costituzione in giudizio della parte resistente (art. 47, comma 5);
9) la previsione che la sentenza non sottoscritta nulla e la relativa nullit pu sempre essere fatta valere anche oltre i limiti ed al di fuori delle regole proprie dellappello e del ricorso per Cassazione (art. 64, comma 4);
10) sempre la discussione in pubblica udienza (art. 60, comma 1, e 96);
11) la possibilit per il giudice tributario di condannare al risarcimento dei danni nei casi tassativi previsti dalla legge (artt. 12, comma 4, 20, 21, comma 4 e commi 8 e 9);
12) lorganica normativa sui difensori delle parti (artt. 19 e 20);
13) la possibilit di proporre il ricorso collettivo e cumulativo, anche se in casi limitati (art. 23 e 24).

B) EVENTUALI MODIFICHE ED INTEGRAZIONI -

Segnalo le eventuali modifiche (correttive ed integrative) che potrebbero essere inserite per rendere il processo tributario ancora pi aderente ai precetti costituzionali in tema di giusto processo (art. 111 Cost.) e diritto di difesa (art. 24 Cost.), anche in vista dellapprovazione della delega fiscale.
Il riferimento fatto seguendo gli stessi articoli dellallegato progetto di legge.

1) Art. 2, comma 3
Secondo me, il citato comma dovrebbe essere modificato nel senso di concedere ai giudici tributari anche la giurisdizione sulle controversie che attengono allatto di pignoramento ed agli altri atti dellesecuzione forzata tributaria, prevedendo la specifica disciplina processuale oggi prevista dallart. 22 D.Lgs. n. 472 del 18/12/1997, in tema di ipoteca e sequestro conservativo.
In proposito, si indirettamente pronunciata la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 21110 del 28 novembre 2012.
In tal modo, si avrebbe una corretta concentrazione dei procedimenti (anche alla luce dellart. 54 della Legge n. 69 del 18/06/2009, in tema di delega al Governo per la riduzione e semplificazione dei procedimenti civili), con la possibilit di una migliore e pi efficace difesa da parte del cittadino-contribuente, oggi costretto ad adire giudici diversi per contrastare azioni esecutive di Equitalia Spa, che spesso agisce senza la necessaria autorizzazione dellautorit giudiziaria (per esempio, art. 52, comma 1, DPR n. 602 del 29/09/1973 e succ. modifiche ed integrazioni nonch sentenza n. 15746 del 19 settembre 2012 della Corte di Cassazione Sezione tributaria).
Attualmente , per esempio, in tema di iscrizione di ipoteca, assistiamo al seguente contrasto legislativo:
lart. 77 DPR n. 602/73 cit. consente ad Equitalia S.p.A. di iscrivere direttamente lipoteca, senza alcun vaglio giudiziario;
invece, lart. 22 D.Lgs. n. 472/1997 cit. consente agli uffici fiscali di iscrivere ipoteca solo se autorizzati dal giudice tributario, dopo un regolare processo in cui il contribuente ha potuto difendersi.
La modifica legislativa suggerita, secondo me, eviterebbe la suddetta, assurda, dicotomia processuale, concentrando nel giudice tributario la competenza per tutte le fasi esecutive, evitando che Equitalia S.p.A. possa agire senza alcun preventivo vaglio giudiziario e, soprattutto, consentendo al contribuente un effettivo diritto di difesa senza il problema di rivolgersi a giudici diversi, con il rischio di eventuali e possibili difetti di giurisdizione e lungaggini processuali, come pi volte evidenziato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite (ordinanze nn. 14501/2010, 20778/2010, 20779/2010, sentenze nn. 4077/2010, 5994/2012, 15647/2010, 11930/2010 e 16412/07 SS.UU.).
Inoltre, come correttamente precisato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con le ordinanze nn. 16953, 16954, 16955, 16956 e 16957 del 05 ottobre 2012, lart. 59 della Legge n. 69/2009, pur configurando listituto della proposizione dufficio del conflitto di giurisdizione, non detta le regole procedurali relative; tale lacuna , per, colmabile applicando in via analogica la disciplina del conflitto di competenza di cui allart. 45 c.p.c. e, in particolare, lart. 47, quarto comma, c.p.c., che dispone la rimessione del fascicolo dufficio alla cancelleria della Corte di Cassazione con ordinanza che, se pronunciata fuori udienza, deve essere prima comunicata alle parti a cura del cancelliere del medesimo giudice ai fini della rituale instaurazione del contraddittorio.
Infine, occorre rilevare che la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza n. 9594 del 13 giugno 2012, ha stabilito il principio che se, per effetto della non impugnazione sulla giurisdizione della sentenza che ha deciso il merito della controversia, si formato il giudicato implicito sulla giurisdizione, la pronuncia di incostituzionalit della norma sul cui presupposto il giudice ha deciso nel merito non ha effetto su quel processo poich il rilievo del difetto di giurisdizione ormai precluso.

2) Artt. 13, comma 1, 110, comma 1, e 113, comma 1
I giudici tributari di primo e secondo grado dovrebbero esercitare il potere cautelare in base al fumus boni iuris ed al danno grave, non anche irreparabile.
Infatti, il danno non pu mai ritenersi irreparabile relativamente alle condanne al pagamento di somme (come nel settore tributario), posto che il denaro sempre considerato un bene fungibile.
Inoltre, dovrebbero essere tutelati tempestivamente anche i diritti al rimborso del contribuente, eventualmente con garanzie fideiussorie.
Infatti, la norma in esame non individua specificamente n i presupposti n gli effetti che si possono ottenere con il provvedimento durgenza, ma presuppone soltanto lesistenza di un diritto da far valere, che sia oggetto di un pregiudizio grave (e non anche irreparabile).
Infine, opportuno precisare che il giudice tributario, anche se decide di sollevare una questione di incostituzionalit, pu sempre concedere la misura cautelare, ove logicamente ricorrano gli estremi del periculum in mora, considerando il fumus boni iuris, pur se focalizzato nella non manifesta infondatezza della sollevata questione di legittimit costituzionale della norma ritenuta applicabile, a livello prognostico, com tipico delle deliberazioni che il giudice della cautela in ogni caso demandato ad effettuare (Glendi, in Corriere Tributario,n. 28/2012, pag. 2148).

3) Art. 15, comma 3
Nella fase istruttoria, non bisogna porre alcun limite difensivo al contribuente, riconoscendo ogni mezzo di prova legale, compreso laccertamento tecnico preventivo (artt. 696 e 696/bis c.p.c.), ad eccezione dellinterrogatorio formale (art. 228 e seguenti c.p.c.).
La confessione, cos come il giuramento e la testimonianza, sono le classiche prove costituende e consistono nella dichiarazione orale sui fatti di causa.
La confessione, specificatamente, riguarda dichiarazioni della parte su fatti a s sfavorevoli e favorevoli allaltra parte e, come tale, non pu essere consentita nel processo tributario, dove lamministrazione finanziaria pu utilizzare moltissimi dati e documenti, soprattutto di natura finanziaria, grazie alla potente anagrafe tributaria a disposizione.
Invece, nel processo tributario, oltre alla testimonianza (art. 244 e seguenti c.p.c.), deve essere ammesso il giuramento:
decisorio (artt. 233-239 c.p.c.), che si differenzia dalla confessione perch le dichiarazioni sono rese dalla parte alla quale i fatti non sono sfavorevoli, ma anzi favorevoli.
Conseguenza di ci che il fondamento del giuramento non pu formarsi, cos come avviene per la confessione, sul fatto che si debbono ritenere veri i fatti che nuocciono alla parte che li dichiara, ma tale fondamento deve essere rintracciato nella solennit delle forme con cui avviene la dichiarazione giurata;
suppletorio (artt. 240-243 c.p.c.), che quella forma di giuramento deferito dal giudice in caso di prova quasi completa (semiplena probatio) alla parte in favore della quale listruzione probatoria propende maggiormente.
In pratica, lesaurimento delle prove assunte in corso di causa deve aver procurato una situazione di insufficienza degli elementi occorrenti per il convincimento, ovvero la contraddittoriet degli stessi, in relazione alla loro capacit di far considerare dimostrata luno o laltra delle tesi portate in sede giudiziaria.
In definitiva, nel processo tributario, ad eccezione dellinterrogatorio formale, non si devono prevedere limiti di prova, anche perch non deve essere sacrificata lattivit difensiva del contribuente, che spesso deve contrastare accertamenti fiscali che obbligano allinversione dellonere della prova (come le indagini bancarie).
Infine, sarebbe opportuno abrogare lart. 32, comma 4, DPR n. 600 del 29/09/1973, norma ormai obsoleta dopo 40 anni, in quanto il contribuente non deve essere condizionato nella strategia difensiva e processuale che ritiene opportuno adottare (Corte di Giustizia, sentenza del 18 ottobre 1982, nella causa 374/87, secondo cui, non si pu pertanto imporre allimpresa lobbligo di fornire risposte attraverso le quali questa sarebbe indotta ad ammettere lesistenza della trasgressione).

4) Art. 21 Art. 108, comma 2
Per le spese di giudizio bisogna prevedere il pagamento immediato, senza attendere il passaggio in giudicato della sentenza.
Quanto sopra per parificare processualmente la posizione delle parti private con gli uffici fiscali, che, invece, possono richiedere il pagamento provvisorio in base allesito del giudizio, secondo le singole leggi dimposta (vedi n. 18 del presente articolo).

5) Art. 23, comma 2, e 24
E opportuno disciplinare meglio, e peraltro senza limitazioni soggettive ed oggettive, i casi di presentazione dei ricorsi collettivi e cumulativi, tenendo conto delle recenti sentenze in proposito della Corte di Cassazione (nn. 21955 del 27/10/2010 e n. 4490 del 22/02/2013).

6) Art. 27, comma 2, e 60, comma 3
Nella discussione orale in primo e secondo grado, il presidente deve sempre dare la parola per primo alla parte pubblica (agenzia delle entrate, ente locale e concessionario (oggi agente) della riscossione), che attore in senso sostanziale, in modo che il contribuente (attore solo in senso formale) possa parlare per ultimo, anche in caso di repliche, per poter contrastare meglio, ed in maniera pi compiuta, le tesi accusatorie del fisco (art. 24 della Costituzione).
Infine, il giudice tributario deve poter decidere secondo equit (artt. 113 e 114 c.p.c.).

7) Art. 43, comma 1
Nel suddetto articolo, secondo me, bisogna:
a) innanzitutto, correggere il riferimento del decreto legge, che del 31 maggio (non marzo) 2010 n. 78, convertito con modificazioni dalla Legge n. 122 del 30 luglio 2010 (in G.U. n. 125 del 31 maggio 2010 Supplemento ordinario);
b) inserire tra gli atti impugnabili anche i crediti dimposta, la cui natura giuridica stata specificamente qualificata dalla Corte Costituzionale (ordinanze n. 124 del 24/03/2006 e n. 180 del 07/06/2007) nonch dalla Corte di Cassazione Sezione Tributaria -, con la sentenza n. 8139 del 23 maggio 2012 e con la sentenza n. 4687 del 23 marzo 2012, che ha parificato lavviso di recupero dei crediti di imposta agli avvisi di accertamento o di liquidazione;
c) inserire espressamente tra gli atti impugnabili lautotutela (art. 2-quater D.L. n. 564/1994, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 656 del 30 novembre 1994 (in G.U. n. 230 dell01 ottobre 1994) e D.M. n. 37 dell11 febbraio 1997) sia in caso di rigetto espresso che in caso di silenzio-rigetto, senza porre ai giudici tributari alcuna limitazione di giudizio (contrariamente a quanto affermato dalla Corte di Cassazione, con le sentenze nn. 2870/2009 e 3698/2009 Sezioni Unite, n. 11457/2010, n. 26313/2010, n. 16097/2009 e ordinanza n. 10020/2012), indipendentemente dalla prospettazione dellesistenza di un interesse di rilevanza generale dellAmministrazione alla rimozione dellatto (sentenza n. 3 del 09/01/2012 della CTR Puglia Sez. 14);
d) inserire espressamente limpugnabilit dellestratto di ruolo, che una parziale riproduzione del ruolo, come ha correttamente riconosciuto la Corte di Cassazione con le sentenze n. 15946/2010 e n. 724 del 19 gennaio 2010 della Sezione tributaria; infatti, deve essere ammessa limpugnabilit dellestratto di ruolo tutte le volte in cui lo stesso risulti essere lunico strumento mediante il quale la pretesa impositiva sia stata validamente portata a conoscenza del debitore dimposta;
e) prevedere limpugnabilit dellinvito al pagamento del contributo unificato tributario, quale prestazione imposta di natura tributaria come stabilito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 9840 del 05 maggio 2011, tenendo conto dellindicazione offerta anche dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 73 del 2005;
f) prevedere limpugnabilit del provvedimento dichiarativo dellimprocedibilit delle istanze di disapplicazione di norme antielusive (art. 37-bis D.P.R. n. 600/1973);
g) prevedere limpugnazione dellavviso bonario a seguito di liquidazione automatica, anche alla luce dellordinanza n. 21854 del 20 ottobre 2011 della Corte di Cassazione Sezione tributaria -;
h) infine, prevedere la competenza del giudice tributario per tutte le controversie relative allopposizione allordinanza-ingiunzione emessa dallAmministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (A.A.M.S.), a seguito dellinstallazione di apparecchi da intrattenimento irregolari.

8) Art. 45, comma 3
Il termine di 180 giorni per impugnare il silenzio-rifiuto, secondo me, troppo breve.
Certo, lattuale termine decennale troppo ampio; per cui sarebbe opportuno stabilire un termine intermedio, per esempio di due anni, da parificare a quello previsto dallart. 45, comma 4.

9) Art. 45
Per evitare equivoci interpretativi, secondo me, opportuno aggiungere un quinto comma allart. 45 che preveda lapplicazione dellart. 153, comma 2, c.p.c. per la rimessione in termini quando la parte dimostra di essere incorsa in decadenza per causa non a lei imputabile.
Nellallegato progetto di legge lo specifico riferimento allart. 153, comma 2, c.p.c. fatto:
nellart. 5, comma 4, nella particolare ipotesi di trasferimento dellazione davanti al giudice tributario;
nellart. 46, comma 1, nella particolare ipotesi che lufficio postale non provveda alla richiesta di duplicato (vedi successivo n. 10 del presente articolo).
Laggiunta del quinto comma, come suggerito, troncherebbe sul nascere eventuali interpretazioni limitative dellart. 153, comma 2, c.p.c., stabilendo, in modo chiaro e preciso, che la suddetta norma processuale sempre applicabile nel processo tributario senza alcuna limitazione, in quanto compatibile.

10) Artt. 46, comma 1, e 89
Per quanto riguarda la costituzione in giudizio del ricorrente (art. 46) e dellappellante (art. 89), secondo me, bisogna escludere lipotesi dellinammissibilit in caso di mancato deposito dellavviso di ricevimento della raccomandata nellipotesi di spedizione del ricorso o dellappello a mezzo del servizio postale.
La mancanza o la tardivit dellavviso di accertamento pu dipendere da cause non ascrivibili al contribuente, che non deve essere onerato per fatti non dipendenti dalla sua volont, con laggravante di dover chiedere duplicati o la rimessione in termini, ai sensi del succitato art. 153, comma 2, c.p.c., con il rischio di allungare i termini processuali, anche ai fini della sospensiva, in spregio allart. 111, comma 2, della Costituzione (La legge ne assicura la ragionevole durata).
Oltretutto, gli attuali artt. 22, comma 1, e 53, comma 2, primo periodo, D.Lgs. n. 546/1992 non prevedono, giustamente, anche il deposito, a pena di inammissibilit, dellavviso di ricevimento.
I giudici tributari, se hanno dei dubbi o perplessit circa lavviso di ricevimento, possono sempre chiedere alle parti lesibizione entro un termine perentorio oppure, in caso di difficolt, utilizzare i propri poteri istruttori previsti dallart. 15 dellallegato progetto di legge.

11) Art. 46, comma 3, ultimo periodo
Nellart. 46, comma 3, ultimo periodo, opportuno precisare che il ricorso inammissibile qualora lesemplare del ricorso depositato in segreteria non sia conforme sostanzialmente (e non formalmente) a quello consegnato o spedito, alla luce della costante giurisprudenza sul punto della Corte di Cassazione (da ultimo, sentenza n. 1166 del 27/01/2012 Sezione Tributaria).
La stessa precisazione, logicamente, vale anche per la fase di appello (art. 89, comma 2).

12) Art. 60, comma 3, 27, comma 2, e 96
Sarebbe opportuno, anche in coerenza con quanto disciplinato dallart. 57, comma 2, prevedere espressamente lipotesi del rinvio delludienza per giustificato impedimento del difensore.

13) Art. 61, Artt. 6 e 7 e Art. 23
In tema di riunione dei ricorsi, bisogna disciplinare bene la competenza territoriale quando si verificano le particolari ipotesi di litisconsorzio necessario, tenendo conto soprattutto dei principi di diritto esposti dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con le sentenze nn. 14815 del 04/06/2008, nn. 10145 e 10146 del 20/06/2012, sentenza n. 22122 del 29/10/2010 della Sezione Quinta Civile.
In definitiva, quando ricorra lipotesi del litisconsorzio necessario originario, il giudice tributario deve obbligatoriamente attenersi alle seguenti regole:
se tutte le parti hanno proposto autonomamente ricorso, il giudice deve disporre la riunione se sono tutti pendenti dinanzi alla stessa Commissione (la facolt di disporre la riunione si trasforma in obbligo in considerazione del vincolo del litisconsorzio necessario);
altrimenti, la riunione va disposta dinanzi al giudice preventivamente adito, anche perch con la proposizione del primo ricorso sorge la necessit di integrare il contraddittorio e quindi si radica la competenza territoriale, senza che possa opporsi la inderogabilit della stessa sancita dagli artt. 6 e 7; in sostanza, il valore dellintegrit del contraddittorio, garanzia del giusto processo (art. 111, comma 2, Cost.), giustifica la deroga della competenza territoriale, nel senso che la proposizione del primo ricorso determina il radicarsi della competenza territoriale per tutti i litisconsorti (art. 23);
se, infine, uno o pi parti non hanno ricevuto la notifica dellavviso di accertamento, o avendola ricevuta non lhanno impugnato, il giudice adito per primo deve disporre lintegrazione del contraddittorio, mediante la loro chiamata in causa entro un termine stabilito a pena di decadenza (art. 23);
il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti li litisconsorti necessari nullo per violazione del principio del contraddittorio di cui agli artt. 101 c.p.c. e 111, comma 2, della Costituzione e trattasi di nullit che pu e deve essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, anche dufficio;
infine, quando si verifica la suddetta nullit assoluta, la causa deve essere rimessa sempre al giudice di primo grado (art. 95, comma 1, lett. a).

14) Art. 69, comma 1, ed art. 14, comma 1 Art. 84
Tra le ipotesi di sospensione necessaria del processo tributario deve essere inserito anche lart. 295 c.p.c. Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia, dalla cui definizione dipende la decisione della causa.
Ormai pacifico il principio (da ultimo, Corte di Cassazione Sezione Sesta civile ordinanza n. 1867 dell08/02/2012) secondo cui la sospensione necessaria del processo ex art. 295 c.p.c. si applica anche al processo tributario e ricorre qualora risultino pendenti davanti a giudici diversi procedimenti legati tra loro da un rapporto di pregiudizialit tale che la definizione delluno costituisce indispensabile presupposto logico-giuridico dellaltro, nel senso che laccertamento dellantecedente sia postulato con effetto di giudicato, in modo che possa astrattamente configurarsi lipotesi di conflitto di giudicati.
Logicamente, lo specifico riferimento allart. 295 c.p.c. deve essere fatto anche nellart. 14, comma 1, dellallegato progetto di legge.
Infine, alla luce di un costante insegnamento giurisprudenziale (Cass. sentenza n. 118 del 07/01/2002 e n. 24946 del 24/11/2006) sarebbe opportuno precisare che il giudice tributario, qualora ritenga rilevante una questione di costituzionalit sollevata in altro processo, deve sempre investire a sua volta la Corte Costituzionale della medesima questione e successivamente procedere alla sospensione del giudizio.
Questo per evitare i rischi ai quali sono esposte le parti a fronte di sospensioni del processo tributario che in realt, secondo legge, non avrebbero dovuto essere disposte (rischi previsti dallart. 79).

15) Art. 7
Sarebbe opportuno correggere il termine le decisioni dei tribunali tributari con il pi corretto termine le sentenze dei tribunali tributari, soprattutto alla luce della nuova terminologia codice del processo tributario e non pi contenzioso tributario (vedi lett. A).

16) Art. 79, comma 5, ed art. 99, comma 2 Identico principio processuale
Lart. 79, comma 5, del progetto di legge allegato molto opportunamente integra lattuale art. 45, comma 3, D.Lgs. n. 546/1992 perch prevede che: Sopravvivono allinefficacia degli atti conseguente allestinzione del processo soltanto le sentenze o le parti delle sentenze passate in giudicato (artt. 310 e 338 c.p.c.).
Questo importante principio evita che lestinzione del giudizio in appello renda inoppugnabile sempre latto contestato, con grave danno per il contribuente.
Lart. 99, comma 2, dellallegato progetto di legge, invece, ripetendo quanto previsto dallart. 393 c.p.c. e dallart. 63, comma 2, D.Lgs. n. 546/92, prevede che: Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui al comma precedente o si avvera successivamente ad essa una causa di estinzione del giudizio di rinvio lintero processo si estingue.
Secondo me, questa disposizione deve essere corretta ribadendo lo stesso principio dellart. 79, comma 5, e cio che sono salvi gli effetti delle sentenze, o parti delle sentenze, passate in giudicato.
La coerenza del principio anche nei giudizi in Cassazione giustificata dalla particolare struttura del processo tributario, che ha sempre ad oggetto unazione di annullamento contro ogni atto autonomamente impugnabile (artt. 22, comma 1, e 43), che potrebbe sempre rivivere in caso di estinzione del processo per inattivit della stessa amministrazione finanziaria.
Infatti, in base allattuale formulazione, se il ricorso per Cassazione proposto, per esempio, dallAgenzia delle entrate fosse accolto con rinvio (art. 383 c.p.c.), la stesa Agenzia delle entrate non avrebbe alcun interesse processuale a riassumere nei termini il giudizio, in quanto lestinzione dellintero processo renderebbe definitivamente valido lavviso di accertamento contestato dal contribuente.
E questo assurdo giuridico-processuale non deve essere consentito perch lede il principio della parit delle parti (art. 111, comma 2, Cost.), in quanto una parte (lufficio fiscale) avrebbe una posizione di vantaggio sul contribuente, perch, per assurdo, una sua inattivit avrebbe effetti favorevoli per lufficio stesso e sfavorevoli sempre per linerme contribuente.
Di conseguenza, secondo me, la norma dellart. 393 c.p.c. non compatibile con le norme del processo tributario (art. 1, comma 3), tenuto conto della particolarit dello stesso (artt. 22, comma 1, e 43) e della specifica posizione processuale delle parti contendenti (uffici fiscali e contribuenti), titolari di interessi contrapposti (pubblici e privati), da portare avanti con strategie ed oneri processuali contrastanti.
Oltretutto, la nuova, moderna e condivisibile disciplina processuale della sezione tributaria della Corte di Cassazione (Titolo III, artt. 97-99) pu ben giustificare la correzione dellart. 99, comma 3, nel senso sopra suggerito, senza dover necessariamente ed acriticamente ripetere lart. 393 c.p.c. (o lart. 63, comma 2, D.Lgs. n. 546/1992).

17) Art. 84 Art. 69 Art. 14
Lart. 84, secondo me, dovrebbe essere corretto nel senso di ritenere applicabile lart. 337, comma 2, c.p.c. Quando lautorit di una sentenza invocata in un diverso processo, questo pu essere sospeso se tale sentenza impugnata.
Quanto sopra in coerenza con quanto esposto al n. 14 del presente articolo, circa lapplicazione dellart. 295 c.p.c..
Quando lautorit della sentenza, avverso la quale sia stata proposta impugnazione, sia invocata in un diverso processo, il giudice, ove non ritenga di esercitare la facolt di sospensione, a norma dellart. 337, comma 2, c.p.c., pu risolvere direttamente la controversia attribuendo alla pronunzia, la cui autorit invocata, quellinfluenza che, in via provvisoria, lordinamento le attribuisce, ma in tal caso ha lobbligo di spiegare le ragioni che lo inducono, per sua libera valutazione, a condividere o meno gli accertamenti nella stessa contenuti, potendo, per, incorrere, in caso contrario, nel vizio di motivazione su un punto decisivo della controversia (Cass., sent. n. 10523/1997).

18) Art. 108, comma 2 Art. 21
In coerenza con quanto esposto al n. 4 del presente articolo, bisogna precisare che i rimborsi dimposta devono essere disposti senza attendere il passaggio in giudicato della sentenza.
Questo perch lufficio pu chiedere sempre il pagamento provvisorio durante il processo tributario, in base alle singole leggi dimposta (oggi, art. 68 D.Lgs. n. 546/1992); quindi, non giusto che, invece, il cittadino-contribuente debba attendere il passaggio in giudicato della sentenza, dopo molti anni dalla richiesta, con la corresponsione, peraltro, di interessi inferiori a quelli che gli uffici fiscali richiedono in caso di inosservanza delle disposizioni tributarie.
Infatti, a puro titolo indicativo, si fa presente che:
a seguito del decreto del 21/05/2009, una media porta a considerare gli interessi pagati dallo Stato al contribuente pari a circa il 2% e per di pi senza che il trascorrere del tempo incida in qualche modo su questa misura;
invece, quando deve pagare il contribuente allo Stato, si applicano i seguenti interessi:
4% annuo (art. 20 DPR n. 602/73);
5,2233% annuo (art. 30 DPR n. 602/73 e provvedimento del 04/03/2013);
4,5% annuo (art. 21 DPR n. 602/73).
Oltre il danno, la beffa!!! (vedi anche nn. 21 e 22 del presente articolo).

19) Art. 118, comma 1, e Art. 119, commi 1 e 3 (erroneamente scritto 2) -
E importante aver previsto la possibilit di conciliazione sia in primo che in secondo grado (art. 119, comma 1).
Secondo me, per, per rendere ancora pi accessibile listituto al contribuente:
non deve prevedersi alcun termine perentorio di dieci giorni liberi prima delludienza fissata per la discussione;
si deve consentire la possibilit di conciliare anche nel corso della prima udienza, con la possibilit da parte dei giudizi tributari di concedere un termine non superiore a sessanta giorni per la formazione di una proposta conciliativa (cos come, oggi, previsto dallart. 48, comma 4, D.Lgs. n. 546/1992);
la conciliazione pu essere esperita dufficio anche dai giudici tributari;
infine, il collegio non deve mai entrare nel merito della conciliazione ma rigettarla soltanto se manifestamente inammissibile (cos come, oggi, previsto dallart. 48, comma 5, D.Lgs. n. 546/1992) e mai per infondatezza (art. 119, comma 3, erroneamente scritto 2).

20) Art. 36 Art. 37 Art. 38 Art. 39 Art. 40
Gli articoli succitati devono tener conto della prossima disciplina dellutilizzo degli strumenti informatici e telematici nel processo tributario, in attuazione di quanto previsto dallart. 39, comma 8, D.L. n. 98 del 06/07/2011 convertito dalla Legge n. 111 del 15/07/2011, secondo cui il regolamento emanato dal Ministro delleconomia e delle finanze, sentito il Centro nazionale per linformatica nella P.A. (oggi Agenzia per lItalia digitale) ed il Garante per la protezione dei dati personali, introduce disposizioni per il pi generale adeguamento del processo tributario alle tecnologie dellinformazione e della comunicazione, attuando i principi previsti dal D.Lgs. n. 82 del 07/03/2005 e successive modificazioni.
A tal proposito, il Consiglio di Stato Sezione Consultiva per gli atti normativi, nelladunanza di Sezione del 04 luglio 2013 ha espresso parere favorevole, con alcune osservazioni allo schema di regolamento recante la disciplina sulluso di strumenti informativi e telematici nellambito del processo tributario.
Le logiche ed i principali contenuti dello schema di regolamento composto da 20 articoli possono cos essere riassunti:
il processo tributario telematico rappresenta una facolt e non un obbligo, in forza del principio generale della libert delle forme di cui allart. 121 c.p.c. e per lequiparazione, a tutti gli effetti di legge, dei documenti informatici e telematici a quelli tradizionali, avvenuta con la Legge n. 59/97, il DPR n. 445/2000 ed il codice dellAmministrazione digitale di cui al D.Lgs. n. 82/2005;
il processo tributario iniziato in modalit telematica deve proseguire nella medesima forma, sia per il primo grado di giudizio che per il successivo grado di appello. Ci per rafforzare il principio di unicit di scelta, ad eccezione dellipotesi di conferimento dellincarico ad altro difensore o di specifiche difficolt di ordine tecnico, laddove consentita la modalit cartacea ordinaria;
lindicazione dellindirizzo di posta elettronica certificata (PEC) contenuta nellatto introduttivo del giudizio tributario costituisce elezione del c.d. domicilio digitale;
circa il momento di perfezionamento delle notifiche e comunicazioni a mezzo PEC, gli effetti della notificazione sono ricollegati, per quanto riguarda il notificante, al compimento delle formalit a lui imposte dalla legge, per quanto riguarda, invece, il destinatario, i termini processuali decorrono da quando lo stesso ne ha avuto conoscenza.

21) Art. 121, comma 3
Bisogna cancellare il terzo comma dallart. 121 Anche sulle somme risultanti dallapplicazione delle sanzioni sono dovuti gli interessi legali perch in netto contrasto con lart. 2, comma 3, D.Lgs. n. 472 del 18 dicembre 1997, che dispone correttamente La somma irrogata a titolo di sanzione non produce interessi (senza voler ripetere le assurdit in tema di interessi gi rilevate al n. 18 del presente articolo!).
Oltretutto, il Parlamento ha chiesto al Governo di impegnarsi a ridurre lentit degli interessi di mora gravanti sul contribuente in caso di ritardato pagamento e, in ogni caso, ad eliminare ogni forma di anatocismo derivante dai meccanismi di applicazione di interessi sulle sanzioni e sugli interessi di mora (Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari XVII Legislatura di mercoled 22/05/2013, pag. 53).

22) Nomina dei giudici tributari -
Nella relazione illustrativa allegata al presente articolo, si precisa che nel testo non contenuta la normativa sulla composizione organizzativa dei giudici tributari e delle relative segreterie, cos come oggi vigente (D.Lgs. n. 545 del 31 dicembre 1992), la cui modificazione, che in ogni caso non incide in alcun modo sullassetto disciplinare contenuto nel progetto di legge, dipende essenzialmente da future scelte di politica-economica.
Secondo me, sarebbe opportuno intervenire subito sullordinamento dei giudici tributari che, tenuto conto della specificit e complessit della normativa tributaria, devono essere (anche in vista della delega fiscale vedi n. 24 del presente articolo - ):
giudici professionali (anche monocratici) ed a tempo pieno, tanto di provenienza togata quanto di provenienza laica, peraltro sempre reclutabili per concorso pubblico per titoli ed esami (scritti ed orali); inoltre, devono scrupolosamente rispettare le ipotesi di astensione previste sia dallart. 51, comma 1, c.p.c. sia dallart. 323 c.p., come opportunamente rilevato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite con la sentenza n. 19704 del 13 novembre 2012;
inseriti in sezioni specializzate di Tribunali e Corti di Appello, per evitare eventuali eccezioni di incostituzionalit circa i giudici speciali (art. 102, comma 2, e Sesta disposizione transitoria della Costituzione); infatti, possono istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura (art. 102, comma 2, secondo periodo, della Costituzione);
pagati adeguatamente per la delicata e difficile professione che svolgono e non essere umiliati, come avviene oggi, in quanto il Ministero dellEconomia e delle Finanze (peraltro una delle parti in causa!) non corrisponde loro alcun compenso per le sospensive e soltanto la misera cifra di Euro 25 nette (!!) per ogni sentenza depositata, peraltro corrisposta senza interessi dopo molti mesi (basta vedere la situazione contabile del primo semestre 2013!);
infine, nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro della Giustizia, non come avviene oggi su proposta del Ministro delle finanze (art. 9, comma 1, D.Lgs. n. 545/1992), che una delle parti in causa; solo in questo modo pu rispettarsi il dettato costituzionale dellart. 111, comma 2, davanti a giudice terzo e imparziale, che, come tale, deve anche apparire agli occhi dei contribuenti.
Quanto sopra lho evidenziato anche in un mio progetto di legge di riforma del processo tributario, che consultabile sul mio sito (www.studiotributariovillani.it) da molti anni.
Solo in questo modo si pu creare un serio sistema giudiziario tributario in grado di garantire leffettivit del diritto di azione (art. 24 della Costituzione) e la certezza del diritto, nel rispetto scrupoloso dellart. 111, comma 2, della Costituzione, senza:
linvocazione dellinteresse fiscale, entit misteriosa e sfuggente, che si concreterebbe non nellapplicazione ragionata ed obiettiva della norma, ma nellagevolazione tendenziale dellattivit esattiva ovvero dellincasso in ogni caso giacch, di contro, doveroso il rispetto del principio costituzionale di capacit contributiva (art. 53, comma 1, della Costituzione);
la sperequazione, che lede la parit della parti nel processo tributario, nella disciplina della riscossione provvisoria, in corso di lite, posto che oggi non consentito al contribuente di pretendere il pagamento interinale in forza di una sentenza non definitiva (salvi, naturalmente, i rimborsi ai quali peraltro, di fatto, gli uffici decidono di non opporre resistenze defatiganti-caso molto raro!), come invece permesso allamministrazione finanziaria (vedi n. 18 del presente articolo).

23) Mediazione tributaria da riscrivere -
Sulla mediazione tributaria si in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale, a seguito delle condivisibili ordinanze di rinvio delle seguenti Commissioni Tributarie Provinciali:
di Campobasso (ordinanza n. 75/2/2013);
di Benevento (ordinanza n. 127/7/2013);
di Perugia (ordinanza n. 18/2/2013).
Intanto, per, lex Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, ha giustamente dichiarato che prevedere, in via generale ed a pena di inammissibilit, un ulteriore passaggio amministrativo (il reclamo) presso lo stesso ente che ha emesso latto, quando lammontare dellimposta controversa non superi i 20.000 euro (cio nella stragrande maggioranza dei casi) appare poco razionale.
Secondo me, se proprio si vuole mantenere listituto nellambito del processo tributario:
lorgano della mediazione deve essere assolutamente estraneo alle parti, in quanto non si pu ammettere, anche alla luce del diritto comunitario, che assuma la figura di mediatore una delle parti coinvolte nella controversia, sebbene costituito in un ufficio autonomo ma pur sempre interno allamministrazione finanziaria;
questo organismo, veramente terzo, pu essere o il giudice tributario oppure un organismo estraneo, composto da tre membri (un giudice, un professionista ed un rappresentante del fisco);
i tempi devono rispettare la ragionevole durata del processo (art. 111, comma 2, secondo periodo, della Costituzione); oggi, invece, possibile instaurare la causa solo dopo 286 giorni (60+90+90+46 per leventuale sospensione feriale), ai quali vanno poi aggiunti gli eventuali 30 giorni per la costituzione in giudizio, per cui il processo si instaura oltre nove mesi dopo la notifica dellatto da impugnare, con gravi problemi per le sospensive;
la sospensione della riscossione deve sempre essere concessa dufficio, per dare modo alle parti di discutere serenamente senza lassillo di Equitalia S.p.a. (agente della riscossione); oggi, la norma incostituzionale perch preclude laccesso alla tutela cautelare giudiziale per tutto il periodo occorrente per lobbligatorio esperimento della procedura;
infine, non si deve prevedere alcuna ipotesi di inammissibilit, che, come oggi, rende definitivo latto contestato, ma al limite considerare la mancanza o tardivit dellistanza di mediazione una ipotesi di semplice irregolarit formale, che non pregiudica affatto la riproposizione senza rendere definitivo latto fiscale impugnato oppure, al limite, come ipotesi di improcedibilit fino al completo esaurimento della procedura di reclamo, in modo da consentire al ricorrente reclamante di depositare il ricorso senza attendere il rigetto del reclamo ovvero il compimento del termine per il procedimento, cos da poter ottenere un vaglio del giudice sullistanza di tutela cautelare contenuta nel ricorso (come, peraltro, aveva stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 366 del 24 luglio 1998 con riferimento ai vecchi ricorsi avverso gli atti dei soppressi Centri di Servizio).
E giusto che il legislatore contrasti levasione fiscale, cosa che ha fatto negli ultimi anni potenziando gli istituti dellaccertamento (con gli studi di settore, il redditometro e le indagini finanziare e bancarie) e della riscossione; questa corretta impostazione, per non deve limitare o compromettere il diritto di difesa del contribuente, costituzionalmente protetto, attraverso istituti-trabocchetto per incassare a tutti i costi somme che non sarebbero dovute.
La lotta allevasione fiscale non deve mai ledere o limitare il diritto di difendersi dinanzi ad un giudice terzo ed imparziale (anche allapparenza).

24) LA DELEGA FISCALE IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTO (C 282)
Il Comitato ristretto presso la VI Commissione permanente della Camera (Finanze), Presidente On.le Daniele Capezzone (PDL), nella seduta di gioved 08 agosto 2013, in merito alle disposizioni per un sistema fiscale pi equo, trasparente ed orientato alla crescita (delega al Governo per la revisione del sistema fiscale e procedura) per quanto riguarda la revisione del contenzioso tributario, in sede referente, ha adottato il seguente art. 10 che, per comodit, si trascrive per intero:
ART. 10
(Revisione del contenzioso tributario)
<1.> >
Il suddetto Comitato ristretto riprender i lavori marted 10 settembre 2013.
La previsione del giudice monocratico potrebbe interessare almeno il 40% delle liti tributarie; la misura, infatti, dovrebbe coinvolgere solo le controversie di modica entit e che non investono casi di particolare complessit o rilevanza economica sociale.
Al suddetto articolo, secondo me, si devono aggiungere i seguenti principi per rispettare scrupolosamente gli artt. 24 e 111, comma 2, della Costituzione, come pi volte sottolineato nel presente articolo, per un giusto processo tributario:
A) consentire al contribuente la possibilit di utilizzare tutti i mezzi istruttori previsti dal codice di procedura civile (come, per esempio la testimonianza), ad eccezione dellinterrogatorio formale (vedi n. 3 del presente articolo);
B) consentire espressamente la conciliazione giudiziale anche in grado di appello e durante il giudizio per Cassazione (vedi n. 19 del presente articolo);
C) allargare la competenza dei giudici tributari anche per le controversie che attengono allatto del pignoramento ed agli altri atti dellesecuzione forzata tributaria (vedi n. 1 del presente articolo);
D) consentire al contribuente la possibilit di impugnare sempre lautotutela (sia espressa che tacita), senza porre alcuna limitazione di giudizio ai giudici tributari (vedi n. 7, lett. c), del presente articolo), nonch gli altri atti indicati sempre nel n. 7 del presente articolo;
E) quando uno stesso fatto punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, questultima si deve considerare disposizione speciale. In questo caso, unico organo competente a decidere il giudice tributario. Questo principio vale non solo in materia di imposte dirette ed IVA ma per tutti i tipi di imposte e tributi, senza alcuna eccezione;
F) i giudici tributari possono decidere secondo equit, ai sensi e per gli effetti degli artt. 113 e 114 del codice di procedura civile;
G) il giudice tributario deve limitarsi a rilevare lesistenza di una sentenza definitiva in materia di reati tributari, estendendone automaticamente gli effetti con riguardo allazione accertatrice del singolo ufficio tributario;
H) prevedere la compensazione giudiziale, se invocata dal ricorrente in sede di impugnativa di una cartella di pagamento, quando sussiste lesistenza di propri crediti per tributi, gi portati a conoscenza dellamministrazione finanziaria, in applicazione immediata dellart. 8, comma 1, dello Statuto del contribuente, che non pu essere considerato norma meramente programmatica, alla luce delle tendenze evolutive dellordinamento e dellapplicabilit delle disposizioni di diritto civile allobbligazione tributaria;
I) stabilire che i dati e le notizie acquisiti illegittimamente dallamministrazione finanziaria devono sempre essere considerati come inidonei a fungere da prova, in quanto inutilizzabili sia nella fase dellaccertamento amministrativo sia in quella eventualmente contenziosa (come previsto in sede penale dallart. 191 c.p.p. e rilevato pi volte dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3852 del 16 marzo 2001 della Sezione tributaria);
J) stabilire che spetta sempre al giudice tributario di pronunciarsi sulla domanda di ristoro patrimoniale per mancato tempestivo adeguamento della legge tributaria interna alla normativa comunitaria, in quanto tale domanda subordinata al tributo;
K) prevedere che le controversie tra sostituto dimposta e sostituito, relative al legittimo e corretto esercizio del diritto di rivalsa delle ritenute alla fonte direttamente versate dal sostituto, volontariamente o cattivamente, sono sempre di competenza del giudice tributario, in quanto riguardanti un rapporto di natura tributaria e non semplicemente privatistica;
L) infine, ritenere la giurisdizione tributaria competente a decidere sulle proposte di azione di risarcimento del danno per comportamento illecito dellamministrazione finanziaria (sino ad oggi, invece, di competenza del giudice ordinario, come stabilito dalla Corte di Cassazione Sez. I con la sentenza n. 19458 del 23 settembre2011); secondo me, una volta modificata la struttura giudiziaria delle Commissioni Tributarie, con giudici a tempo pieno e professionalmente competenti, ben si pu spostare la competenza agli stessi anche su questo particolare argomento, che pur sempre riguarda il rapporto tributario tra fisco e contribuente.
I suddetti principi sono stati pi volte da me proposti in vari articoli, nonch:
nel mio libro Per un giusto processo tributario Congedo Editore Anno 2000 in www.studiotributariovillani.it);
nel mio progetto di legge di riforma del processo tributario (che si pu interamente visionare e scaricare dal mio sito dal 2006).

- CONSIDERAZIONI FINALI -

E apprezzabile che il Parlamento, finalmente, prenda atto dellimportanza del processo tributario e cominci a discutere la relativa, necessaria ed urgente riforma per realizzare un giusto processo dove tutte le parti (pubbliche e private) devono trovarsi processualmente su un piano di perfetta parit, senza condizionamenti, limitazioni e pregiudiziali di inammissibilit (per una perfetta parit delle armi).
A tal proposito, auspicabile che il processo tributario abbia anche una espressa dignit costituzionale, in modo da realizzare compiutamente i pi volte citati principi degli artt. 24 e 111, comma 2, della Costituzione.
In tale favorevole contesto, apprezzabile e condivisibile il progetto di legge allegato al presente articolo, con lauspicio e la speranza che i suggerimenti (di correzione e di integrazione) da me modestamente proposti possano rendere ancora pi efficace ed incisivo il diritto di difesa del contribuente (e del suo difensore), oggi alquanto mortificato e compromesso.
Appunto per questo, auspicabile un intervento deciso da parte del mondo professionale ed imprenditoriale per sollecitare il Parlamento ed il Governo ad una rapida approvazione del nuovo codice del processo tributario e della relativa delega fiscale.
Anche attraverso la riforma del processo tributario si pu contribuire a risolvere i gravi problemi economici dellItalia in recessione.
Infatti, oggi lItalia al primo posto tra le economie pi industrializzate in termini di tasse e contributi sul totale dei profitti di una P.M.I., con un total tax rate al 68,3% (stime della Banca Mondiale).
Infatti, un sistema fiscale per la crescita deve, soprattutto, far leva sulle imprese:
sul cuneo fiscale, perch la sua riduzione incide sullofferta di lavoro e sulla convenienza ad investire;
sulla semplificazione, perch troppi lacci burocratici o richieste di adempimenti inutili scoraggiano e mortificano gli imprenditori;
sulla sensibile riduzione della spesa pubblica;
sul rinnovo e sul sostegno degli investimenti produttivi;
sulla riduzione della pressione fiscale;
sulla stabilit del sistema, perch un fisco semplice, certo, non ostile allattivit di impresa, oltre ad essere pi facile da controllare, attrae le scelte degli investitori (anche esteri) e, di conseguenza, crea veramente posti di lavoro (che non si creano sulla carta!);
sulla certezza del diritto, perch i continui mutamenti legislativi, anche con effetti retroattivi (ignorando continuamente lo Statuto dei diritti del contribuente), come per esempio accaduto con i crediti dimposta (investimenti ed occupazione), scoraggiano gli imprenditori e mettono in crisi le aziende che hanno riposto fiducia nello Stato (c.d. principio di affidamento);
sulla competenza e professionalit del giudici tributari e, soprattutto in caso di accertamenti e verifiche fiscali, sulla possibilit di potersi difendere senza limitazioni, con parit delle armi, in un giusto processo tributario, come delineato nel presente articolo.
Adesso, per fortuna, limpianto della delega fiscale sta procedendo speditamente, perch il comitato unico ristretto Camera Senato lavora bene.
A parole sono tutti coraggiosi sulla necessit di riformare il sistema fiscale e di sostenere il settore manifatturiero, quello peraltro pi soggetto alla dura competizione dei mercati mondiali, ma quando si tratta di tradurre in azioni concrete le enunciazioni di principi, almeno sino ad oggi, non c stato lo stesso coraggio ed impegno.
C, invece, molta timidezza nel ridurre il carico fiscale sugli strumenti di lavoro e nellaffrontare seriamente ed efficacemente i gravi problemi della giustizia tributaria.
Ora arrivato il momento che tutti, ma soprattutto il mondo professionale ed imprenditoriale, si sveglino e sollecitino il Parlamento a riformare totalmente il processo tributario, come necessario sostegno della ripresa.

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