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Gli atti notori di terzi nel Processo Tributario
Articolo pubblicato online il 31 ottobre 2013

di Maurizio Villani
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Nel processo tributario, stante il divieto della prova testimoniale previsto dallart. 7 del D.Lgs. n. 546 del 31/12/1992, si sempre posto il problema dellammissibilit o meno degli atti notori di terzi nonch la loro validit ai fini delle decisioni.
A tal proposito, la Corte di Cassazione con varie sentenze ha preso una specifica e costante giurisprudenza consolidata sul tema.
In sostanza, stato ribadito il principio che, nel processo tributario, fermo restando il divieto di ammissione della prova testimoniale, il potere di introdurre dichiarazioni rese da terzi in sede extra processuale, con il valore probatorio proprio degli elementi indiziari, i quali, mentre possono concorrere a formare il convincimento del giudice, non sono idonei a costituire da soli il fondamento della decisione (Corte Costituzionale, sent. n. 18 del 21/01/2000), va riconosciuto non solo allAmministrazione finanziaria, ma anche al contribuente, con il medesimo valore probatorio, dandosi cos concreta attuazione ai principi del giusto processo (art. 111 della Cost.), per garantire leffettivo principio della parit delle armi processuali nonch leffettivit del diritto di difesa.
Il suddetto, costante principio stato ribadito dalle seguenti sentenze della Corte Cassazione Sez. Tributaria:
n. 4269 del 25/03/2002;
n. 11785 del 14/05/2010;
n. 7707 del 27/03/2013.
Cos, per esempio, la Corte di Cassazione ha confermato una corretta sentenza della CTR che non aveva fondato la decisione unicamente sulle dichiarazioni del padre del contribuente, valutabili, appunto, come elemento indiziario a favore di costui, ma le aveva ritenute integrate dalla prova documentale, secondo cui lapertura di credito al padre era stata effettivamente concessa poco tempo prima dellinvestimento immobiliare che, attribuito a mezzi propri del figlio, aveva dato causa allaccertamento.
In sostanza, le succitate sentenze confermano il principio che gli atti notori, pur non costituendo prova decisiva, devono essere tenuti presenti dal giudice come elemento indiziario, da valutare insieme agli altri elementi, come le presunzioni, la documentazione acquisita, le eventuali movimentazioni finanziarie, la mancata contestazione dellAmministrazione finanziaria.
Infatti, nel processo tributario vige il principio di non contestazione (art. 115 c.p.c., la cui applicazione non esclusa dal rito tributario), per cui, se lufficio costituito in giudizio non contesta il contenuto della dichiarazione, resa dal terzo, i fatti ivi riportati devono ritenersi per provati.
In ogni caso, il giudice sempre tenuto a motivare leventuale inutilizzabilit delle dichiarazioni del terzo in osservanza del principio della parit delle parti applicabile anche nel processo tributario il giudice tributario deve prendere in considerazione le dichiarazioni extra processuali di persone informate sui fatti, sia che siano rese allufficio finanziario o alla Guardia di Finanza sia che siano rese al contribuente o a chi lo assiste (Cass. Sez. Tributaria sent. n. 4423 del 26/03/2003).
Quindi, la Corte di Cassazione, nel rispetto del novellato art. 111 della Cost., conferma la validit degli atti notori, logicamente se supportati da altri documenti, e suggerisce ai difensori una nuova strategia processuale, secondo cui in forza del principio di parit delle parti, ben pu il contribuente produrre in giudizio dichiarazioni di terzi, il cui valore probatorio di tali dichiarazioni pari a quello delle dichiarazioni raccolte dallAmministrazione finanziaria, cio quello proprio degli elementi indiziari (Corte di Cassazione Sez. Tributaria sentenze n. 9958 del 16/04/2008; n. 16348 del 17/06/2008; n. 767 del 14/01/2011).
Infine, occorre precisare che nel processo tributario il terzo pu rilasciare dichiarazioni scritte senza incorrere in alcun tipo di sanzione penale, perch il falso ideologico in scrittura privata (art. 495 c.p.) quale la falsa dichiarazione scritta del terzo non , infatti, previsto dalla legge come reato, perch la falsa testimonianza dellart. 372 c.p. prevede una dichiarazione orale resa davanti allautorit giudiziaria, e latto notorio non certo una dichiarazione orale.
Appunto per questo la dichiarazione scritta proveniente dal terzo, priva della sanzione penale, offre meno garanzie rispetto ad altre dichiarazioni la cui falsit punibile.
In definitiva, anche se apprezzabile la giurisprudenza della Corte di Cassazione nel consentire lutilizzo degli atti notori, seppur con i limiti sopra esposti, auspicabile, nella generale ed urgente riforma del processo tributario, cancellare il divieto della testimonianza, per dare la possibilit al difensore del contribuente di potersi difendere senza alcuna limitazione, proprio nel rispetto delleffettivo principio della parit delle armi, come ho previsto nel mio progetto di legge di riforma del processo tributario, che pu essere letto e scaricato dal mio sito.
Speriamo che, con la delega fiscale attualmente in discussione al Parlamento, nel prossimo anno si possa mettere finalmente mano ad una seria riforma del processo tributario.



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