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Riforma delle Commissioni Tributarie
Articolo pubblicato online il 29 marzo 2016

di Maurizio Villani
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A) E’ intervenuta la parziale Riforma del Processo Tributario attuata con il D.Lgs. n. 156 del 24 settembre 2015 pubblicato in G. U. n. 233 del 07/10/2015 – Supplemento ordinario n. 55 che ha in buona parte recepito le mie proposte modificative avanzate, nel mio progetto di legge di riforma del processo tributario presentato al Senato il 06 agosto 2014 dalla Senatrice Gambaro (n. 1593).
Tra i principali istituti giuridici modificati si evidenziano qui di seguito:
la conciliazione in appello;
la sospensione della sentenza e dell’atto originario sia in grado di appello sia pendente il ricorso per cassazione;
l’immediata esecutività delle sentenze per tutte le parti, anche se non passate in giudicato;
l’affidamento alla Commissione Tributaria, in composizione monocratica, della cognizione dei giudizi di ottemperanza instaurati per il pagamento di somme di importo non superiore a € 20.000 euro e, in ogni caso, per il pagamento delle spese di giudizio;
condanna alle spese di giudizio che possono essere compensate in tutto o in parte soltanto qualora vi sia soccombenza reciproca oppure sussistano gravi ed eccezionali ragioni che devono essere espressamente motivate dal giudice.
B) Ora bisogna pensare a modificare strutturalmente le Commissioni Tributarie.
I principi cui la riforma deve ispirarsi sono i seguenti:
1) LA GESTIONE NON DEVE ESSERE PIU’ DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, MA DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA O DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Per attuare l’effettiva terzietà dei giudici tributari ai sensi dell’art. 111 della Costituzione, comma 2, “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata” è urgente sottrarre al Ministero dell’Economia e delle Finanze la gestione e l’organizzazione delle commissioni tributarie, in quanto parte interessata nel contenzioso, ed affidarla ad un organismo terzo, come per esempio la Presidenza del Consiglio dei Ministri o il Ministero della Giustizia, perché la giustizia tributaria oltre che “essere” deve necessariamente “apparire” neutrale.
Non si può assistere, come invece accade oggi, che il Ministro delle Finanze gestisca l’organizzazione dei giudici tributari per le nomine, i trasferimenti e l’avanzamento di carriera.
2) NUOVA DENOMINAZIONE DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE
Le Commissioni Tributarie proprio alla luce di quanto detto al punto n. 1) dovranno avere una diversa denominazione:
Tribunale Tributario;
Corte D’Appello Tributaria;
Corte di Cassazione Sezione Speciale Tributaria.
3) I GIUDICI TRIBUTARI DEVONO ESSERE A TEMPO PIENO E PROFESSIONALMENTE COMPETENTI
Oggi i giudici tributari sono a tempo parziale e questo non garantisce una perfetta competenza e professionalità nel delicato settore fiscale.
L’assunzione del giudice tributario deve avvenire per concorso pubblico, per titoli e esami con specifico riferimento alle norme sostanziali e processuali di natura fiscale.
I professionisti per far parte delle commissioni tributarie devono cancellarsi dai rispettivi albi professionali.
4) GIUDICE MONOCRATICO
Si può prevedere l’istituzione del Giudice Monocratico per tutte le controversie relative alla finanza locale nonché per tutte le controversie di importo non superiore a € 20.000,00 d’imposta che vanno oggi a mediazione.
5) DIGNITOSO TRATTAMENTO ECONOMICO DEI GIUDICI TRIBUTARI
Oggi i giudici tributari non percepiscono alcun compenso per la sospensiva, e soltanto la misera somma di euro 25 nette a sentenza depositata peraltro pagata con ritardo.
Questi miseri compensi non fanno altro che offendere la dignità del giudice tributario ed ecco perché è necessario prevedere con urgenza un compenso dignitoso sia per le udienze di sospensiva e di merito, sia per il deposito delle sentenze oltre che un congruo compenso mensile e rimborso spese.
CONCLUSIONE
La Riforma delle Commissioni Tributarie è sentita da molti anni dai contribuenti e dalle categorie professionali, tenuto conto della delicatezza del ruolo svolto e delle particolari questioni che vengono trattate.
Non si deve pensare che l’esigenza della suddetta riforma è giustificata dai recenti scandali e arresti dei giudici tributari (si vedano i casi di Roma, Napoli, Milano e Bari), ma la riforma è necessaria perché i giudici tributari devono essere giudici professionali, ben pagati ed indipendenti (anche all’apparenza) dal MEF, e competenti a decidere le delicate e difficili questioni tributarie, che in caso di errori, anche involontari, possono portare al fallimento delle aziende, o peggio ancora al suicidio dei contribuenti.
Ormai è arrivato il momento indifferibile di smantellare totalmente le attuali commissioni tributarie e creare giudici tributari a tempo pieno non più dipendenti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.



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