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L’avviso di conclusione delle indagini preliminari
Articolo pubblicato online il 20 ottobre 2016
Ultima modifica il 19 ottobre 2016

di Giuseppe Migliore
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L’avviso di conclusione delle indagini preliminari (avviso ex art. 415 bis C.P.P.) è l’atto che il Pubblico Ministero notifica all’indagato e al suo difensore al termine delle indagini preliminari, sempre che non ritenga di dover chiedere l’archiviazione del procedimento; una recente riforma ha altresì previsto la notifica dell’avviso alla persona offesa dal reato qualora si tratti di delitto di atti persecutori (stalking) o maltrattamenti in famiglia.

L’avviso contiene la sommaria descrizione del fatto che costituisce reato, con indicazione delle norme di legge che sia assumono violate e della data e del luogo di commissione del reato.

La funzione più rilevante di tale atto è tuttavia quella di discovery processuale degli atti di indagine: con l’avviso infatti l’indagato è reso edotto che tutta la documentazione inerente le indagini svolte a suo carico (che fino a quel momento era rimasta coperta da segreto istruttorio) si trova depositata a sua disposizione, con facoltà di consultarla e estrarne copia.

Per la prima volta dall’inizio dell’indagine a suo carico (salvo in caso di arresto o altro provvedimento cautelare) il soggetto, al fine di difendersi potrà conoscere le prove raccolte a suo carico, che fino ad allora erano coperte da segreto, e così potrà elaborare in modo compiuto una strategia difensiva.

Nei venti giorni successivi alla notifica di tale atto l’indagato ha diritto di presentare memorie, produrre documenti o atti relativi ad investigazioni difensive, chiedere al Pubblico Ministero di compiere determinati atti di indagine, presentarsi per rilasciare dichiarazioni o chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio.

Si tratta di diritti difensivi che l’imputato può esercitare per la prima volta nella loro pienezza e completezza, avendo finalmente avuto conoscenza degli atti di indagine raccolti, e ben potendo così fornire elementi di prova a suo favore in risposta a quelli raccolti dall’accusa a suo svantaggio.

Se nel prescritto termine di venti giorni l’indagato chiede di essere sottoposto ad interrogatorio il Pubblico Ministero è obbligato a compiere l’atto; nel caso in cui eserciti l’azione penale senza aver previamente espletato l’interrogatorio richiesto la richiesta di rinvio a giudizio o la citazione a giudizio saranno affette da nullità, che il difensore potrà eccepire determinando la regressione del procedimento alla fase precedente (nella quale sarà obbligatorio procedere all’interrogatorio).

Il Pubblico Ministero non ha invece alcun obbligo di compiere le nuove attività di indagine eventualmente sollecitate dall’indagato, ma nel caso in cui il Pubblico Ministero decida di disporre le nuove indagini richieste queste dovranno essere compiute nel termine di trenta giorni (salvo proroga da parte del G.I.P.).



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