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Evasione fiscale, studi di settore, costi della politica
Articolo pubblicato online il 17 giugno 2007

di Maurizio Villani
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In questi giorni, i contribuenti ed i loro consulenti sono impegnati nel calcolo delle imposte da pagare e ci avviene dopo che l’ultima legge finanziaria ha modificato molte norme fiscali, alcune con effetto retroattivo, generando sconcerto, confusione e, soprattutto, legittime proteste.

In tale contesto, si torna a denunciare il grave fenomeno dell’evasione fiscale che, indubbiamente, esiste ma non nei termini, generici e demagogici, cos come proposti all’opinione pubblica.

Infatti, la vera evasione fiscale si realizza nel momento in cui il contribuente non dichiara, volontariamente, l’effettivo reddito conseguito nel periodo d’imposta e questo deprecabile fenomeno, che falsa la libera concorrenza nel mercato, pu e deve essere debellato con gli strumenti accertativi gi previsti dalla legge, anche attraverso le indagini bancarie e finanziarie, soprattutto alla luce delle recenti sentenze della Corte di Cassazione (da ultimo, sentenza n. 13818/07).

Accanto alla vera evasione, per, ci sono altri fenomeni tributari, che erroneamente e demagogicamente si fanno rientrare nel novero dell’evasione fiscale ma che, secondo me, hanno natura totalmente diversa, soprattutto per il fatto che non dipendono assolutamente dalla volont del contribuente.

Mi riferisco, in particolare, alle varie ipotesi di evasione c.d. interpretativa, generata dal continuo, disorganico e contraddittorio affluvio di norme fiscali, scritte in modo indecifrabile anche per gli esperti del settore e, cosa ancora pi grave, con effetti retroattivi, calpestando le regole dello Statuto dei diritti del contribuente.

Un esempio lampante di tale grave fenomeno la triste vicenda dei crediti d’imposta, investimenti ed occupazione, che ha penalizzato gravemente gli imprenditori meridionali i quali, facendo ingenuo affidamento su leggi dello Stato, si son visti revocare i richiesti benefici fiscali, peraltro ottenuti con gravi sacrifici economici, perch in corso d’opera sono cambiate le regole, logicamente a favore del fisco!

Ancora oggi, in tema di crediti d’imposta, il legislatore non ha perso il vizio perch tutti i nuovi benefici fiscali sono incappati nel mancato via libera di Bruxelles, indispensabile per l’operativit della misura 2007-20013; infatti, la Carta degli aiuti a finalit regionale stata notificata dal Governo alla UE soltanto il 30 marzo 2007, ma l’iter non stato completato, per cui tutto fermo, a partire dal credito per gli investimenti al Sud e gli imprenditori non sanno cosa fare.

Altro lampante esempio di caotica normativa e prassi amministrativa disorganica, che determina incertezza e confusione, rappresentato dai molteplici errori rilevati nei controlli SOGEI per la trasmissione telematica dei modelli UNICO 2007, ben evidenziati in una lettera inviata al Vice Ministro Visco dal Coordinamento degli Ordini dei dottori commercialisti del Piemonte e della Valle d’Aosta, dove, ancora una volta, si denuncia l’impossibilit a far fronte ai problemi ed alle complicazioni generati dal Ministero dell’Economia e delle strutture collegate, con l’approvazione di provvedimenti farraginosi e contraddittori, anche per quanto riguarda i termini di presentazione delle dichiarazioni.

Sempre sotto la generica voce di evasione fiscale, inoltre, si fanno rientrare fenomeni in cui il contribuente, non per sua volont, non pu rispettare generici ed immotivati redditi predeterminati dall’Amministrazione finanziaria, con parametri, coefficienti presuntivi e studi di settore.
Questi ultimi stanno, giustamente, creando gravi disagi e moti di protesta, soprattutto nel NORD-EST, perch, principalmente, si tratta di strumenti fiscali sbagliati nell’impostazione e nella metodologia applicativa da parte degli uffici finanziari.

Infatti, gli studi di settore sono sbagliati nell’impostazione perch, se fosse esatto, salvo le rare e difficilmente dimostrabili ipotesi di marginalit, che in un determinato settore economico e professionale si ottengono quasi sicuramente quei ricavi e compensi capoticamente predeterminati, tutti i contribuenti svolgerebbero quella determinata attivit e nessuno farebbe un lavoro dipendente e, di conseguenza, non dovrebbero esistere fallimenti, crisi di settore, ridimensionamenti aziendali e cessazioni e chiusure di attivit.

Inoltre, gli studi di settore, ancora oggi, sono male utilizzati dagli uffici, perch non si rispettano le tassative condizioni di legge, che inquadrano questo istituto giuridico come preselezione alla fase dell’accertamento, da considerare presunzione semplice, senza alcuna inversione dell’onere della prova a danno del contribuente.

Ultimamente, lo stesso Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti ha invitato tutti i professionisti a non compilare, nei termini previsti, i modelli di comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore ed a valutare, con i propri clienti, l’opportunit di non procedere all’adeguamento dei ricavi e compensi nelle dichiarazioni in considerazione del generale livello di maggiore congruit derivante dall’applicazione dei nuovi indicatori di normalit economica.
Forse, dopo le varie pronunce sul tema da parte della Corte di Cassazione e sull’onda delle proteste delle categorie interessate, l’Agenzia delle Entrate, specie con le ultime circolari, sta tentando di cambiare indirizzo, timorosa di perdere le varie cause in Commissione Tributaria.

Infine, sulle generali problematiche dell’evasione fiscale, genericamente e demagogicamente intesa, un particolare discorso va fatto sugli enormi, scandalosi ed ingiustificati costi della politica, che gonfiano sconsideratamente il disavanzo pubblico e con l’alibi dell’evasione fiscale tassano sempre di pi gli autonomi, facendo lievitare la pressione fiscale ai massimi livelli europei.

I contribuenti onesti, infatti, subiscono una pressione fiscale "reale" del 50,07%; le tasse, in genere, sono salite al 42,3% del prodotto interno lordo, un livello che non si raggiungeva dal triennio 1997-1999.

Oltre al Fisco, poi, c’ la burocrazia: 15 miliardi di euro di costi.

Le microimprese, in un sistema a burocrazia zero, potrebbero recuperare un gap di produttivit del 53,07% rispetto a Francia, Germania e Spagna.
Alcuni piccoli, e non certo esaustivi, esempi di sconsiderati costi della politica si possono trarre dall’interessante libro "La Casta" dei giornalisti Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (Editore Rizzoli).

Il numero dei nostri Parlamentari secondo al mondo solo alla Repubblica Cinese, che conta oltre un miliardo di abitanti; i nostri Parlamentari, con 200.000 euro netti all’anno, oltre gli extra, sono i pi pagati a livello europeo, perch guadagnano il doppio dei loro colleghi tedeschi ed inglesi, il triplo dei portoghesi ed il quadruplo degli spagnoli; inoltre, ai Parlamentari viene corrisposto un buget di 50.000 euro all’anno per pagare i loro portaborse, che invece vengono graziosamente ricompensati con importi di 1.000 1.500 euro al mese, corrisposti in nero, e senza alcuna conseguenza amministrativa e fiscale; in Italia, le auto blu sono 507.000, mentre negli Stati Uniti soltanto 70.000; la Presidenza della Repubblica spende quattro volte di pi della Monarchia inglese; le ore di volo conteggiate per gli spostamenti pubblici sono pari all’assurdo di 37 ore al giorno; alla festa del Columbus Day in America, la delegazione della Regione Campania era composta da 160 persone, che hanno speso 680.000 euro; la Regione Veneto ha deliberato per i propri consiglieri anche i funerali gratis; ci sono comunit montane, che prendono laute sovvenzioni statali, che si trovano sul livello del mare (ad esempio, Palagiano (Ta) a 39 m. s.l.m.); al ristorante del Senato un primo prelibato costa la met rispetto al primo della mensa dei netturbini; per le scorte, mentre in Spagna ed Inghilterra si spendono 190.000 euro, in Italia si spende il triplo (568.000 euro); ci sono alcuni Parlamentari italiani che sono andati in pensione a soli 42 anni e percepiranno a vita una lauta pensione, che pari a 17 volte il versato; la Regione Puglia costa 350 milioni di euro l’anno, con il Presidente che guadagna al mese 24.619 euro lordi (15.000 euro netti al mese).

E gli esempi potrebbero continuare a lungo; basta leggere il succitato libro.

In definitiva, giusto e legittimo contrastare la "vera" evasione fiscale, peraltro con gli strumenti che gi ci sono, alquanto invasivi, senza inventarsene altri; la realt, invece, che non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, facendo rientrare nel concetto anche la c.d. evasione interpretativa e quella predeterminata, e soprattutto bisogna smetterla di tassare sconsideratamente gli autonomi, con la demagogia dell’evasione fiscale, per aumentare le risorse finanziarie dello Stato, soprattutto per pagare gli scandalosi costi della politica.

Tutti si devono mettere una mano sulla coscienza, nel senso che i contribuenti devono pagare le tasse sui redditi effettivamente percepiti e "La Casta" deve sensibilmente ridurre le proprie esigenze economiche.
Forse, una possibile soluzione sarebbe quella di corrispondere ai rappresentanti pubblici, nazionali e locali, un semplice rimborso spese forfettario, abolendo le retribuzioni, i compensi, le prebende e tutti gli accessori in genere.

Ci sarebbe, senz’altro, un lavacro di pulizia e seriet e tutti ne trarremmo sostanziali benefici morali, fiscali ed economici.

Lecce, 15 giugno 2007

AVV. MAURIZIO VILLANI
Avvocato Tributarista in Lecce
componente del Consiglio dell’Unione Nazionale
delle Camere degli Avvocati Tributaristi
www.studiotributariovillani.it - e-mail avvocato@studiotributariovillani.it


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