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La successione mortis causa nel diritto internazionale privato italiano
Articolo pubblicato online il 19 giugno 2007

di Raffaele Arena
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L’ Istituto della successione regola le modalit di attribuzione dei beni di un soggetto dopo la sua morte. Il diritto italiano distingue, come noto, tra successione legittima o ab intestato e successione testamentaria, a secondo che il de cuius abbia disposto o meno in vita con apposito atto (testamento) dei suoi beni. In ogni caso il diritto italiano riserva una quota di eredit ai legittimari (successione necessaria).

La regolamentazione prevista dal nostro sistema di diritto internazionale privato, che stato interamente riformato con la legge nr. 218 del 1995, prevede una articolata regolamentazione dell’ istituto della successione.

In particolare bisogna distinguere una disciplina ante riforma, prevista dal vecchio art 23 preleggi al codice civile, oggi abrogato, il quale disponeva che le successioni per causa di morte erano regolate, ovunque fossero i beni, dalla legge dello Stato al quale apparteneva, al momento della morte, la persona della cui eredit si trattava.
Tale principio rappresentava, peraltro, una continuazione del vecchio articolo 8 delle preleggi al primo codice unitario del 1865 e sanciva ancora il principio dell’ unit della successione sotto la legge dello Stato, al quale apparteneva il de cuius al momento della morte.

Al principio dell’ unit della successione, ispirato al concetto di diritto romano della universalit della successione ed alla cui diffusione nelle codificazione di diritto internazionale privato moderne ha contribuito la eminente scuola italiana di Pasquale Stanislao Mancini, si contrappone il principio della separazione dei beni mobili dagli immobili, pi comune negli ordinamenti di common law, secondo il quale gli immobili trovano la loro regolamentazione nella lex rei sitae, i mobili invece sono invece sottoposti alla legge personale del de cuius (rispettivamente del domicilio o nazionale a seconda dei casi).

Senza addentraci nelle complesse problematiche di carattere pratico, alle quali pu portare la sottoposizione della successione a diverse leggi secondo del tipo dei beni che viene al riguardo, si evidenzia facilmente che il principio dell’ unit della successione evita proprio tali problematiche e ben si concilia con esigenze di carattere pratico, quale quella di facilitare la regolamentazione degli interessi ereditari.

La Riforma del sistema di diritto internazionale privato si ispira anche allo stesso principio di nazionalit delle precedenti normative e dispone al suo art. 46, 1 comma che: "la successione per causa di morte regolata dalla legge nazionale del de cuius al momento della morte."
Una assoluta novit , per, rappresentata dal comma successivo dello stesso articolo, secondo cui "il soggetto della cui eredit si tratta pu sottoporre con dichiarazione espressa in forma testamentaria, l’ intera successione alla legge dello stato in cui risiede. La scelta non ha effetto se al momento della morte il dichiarante non risiedeva pi in tale Stato".
Tale norma sancisce l’ accoglimento anche in Italia del principio di codificazione previsto dal sistema di diritto internazionale privato svizzero, cd. principio della professio iuris, che rappresenta un interessante soluzione di compromesso tra il sistema della legge nazionale e tra quello del domicilio del de cuius.

Al riguardo giova, tuttavia, accennare, seppur brevemente, al noto Istituto di diritto internazionale privato del Verweisung (rinvio) che, tralasciando esempi pratici per le cui problematiche si rinvia a letteratura specialistica, rappresenta anch’ esso una eccezione al principio della sottoposizione delle successioni alla legge nazionale del de cuius, come anche a quello della unit della successione.

L’ accoglimento del principi della professio iuris rappresenta, pertanto, un modo molto pratico di risolvere il problema dell’ "Erbschaftsstatut" o statuto successorio.
Tale opzione giuridica una innovazione molto importante introdotta dalla legge di riforma e si ispira, come sopra accennato, a codificazioni normative straniere e convenzionali che avevano introdotto gi da tempo, sperimentandone i vantaggi pratici, tale regolamentazione nei loro sistemi nazionali. Tra essi giova ricordare oltre la su menzionata legge svizzera del 1987 (art. 90, comma 2) sul diritto internazionale privato, anche l’ art. 25, comma secondo della EGBGB tedesca e la Convenzione sulla legge applicabile alle successioni, firmata all’ AJA il 1 agosto 1989.

La scelta riservata alla parte , tuttavia, sottoposta, data l’ ampiezza del suo oggetto, a condizioni e limitazioni molto stringenti, quale quella dell’ obbligatoriet della scelta a favore della legge dello Stato di residenza al momento della morte, al divieto di frazionare tale scelta in relazione a parti della successione, oltre che alla necessit che essa sia espressa in forma testamentaria ed alla tutela prevista a favore di alcuni categorie di legittimari.

sufficiente una scelta effettuata in forma di atto di ultima volont, anche senza la redazione di apposito testamento, per sottoporre la propria successione alla legge dello Stato di ultima residenza.

Ovviamente, nel silenzio della legge, da desumere che tale scelta, cos come pu essere compiuta, pu anche essere revocata in due modi: mediante apposito atto effettuato con le stesse modalit di forma prevista dalla norma in esame;
oppure in modo tacito, effettuando cio una ulteriore scelta a favore dell’ ordinamento del Paese di nuova residenza, purch l’ ultimo al momento della morte.
Ci si desume, a contrario, dal testo dell’ art. 46, comma 2, che statuisce che la scelta non ha effetto se al momento della morte il dichiarante non risiedeva pi in tale Stato.

La legge cos scelta dal testatore designer il diritto sostanziale applicabile deputato a regolare tutti gli aspetti della successione, comprese le varie fasi in cui si articola e individuer anche le disposizioni cogenti quali, ad esempio, l’ obbligo di rispettare la riserva e l’incapacit di succedere per testamento (vedi al riguardo Doelle, Die Rechtswahl im internationalen Erbrecht, RabelsZ, 30, 1966, pp.205-239)

Come accennato, prevista una tutela specifica per i legittimari residenti in Italia, allorch si tratti di successione di un cittadino italiano.
In tale caso- dispone l’ art. 46, comma 3- la scelta effettuata non pregiudica i diritti che la legge italiana attribuisce ai legittimari residenti in Italia al momento della morte del de cuius.

Brevemente giova anche accennare alla problematica della divisione tra coeredi, che per il terzo paragrafo dell’ art. 46 " regolata dalla legge applicabile alla successione, salvo che i condividenti, d’ accordo fra loro, abbiano designato la legge del luogo d’ apertura della successione o del luogo dove si trovano uno o pi beni ereditari".

In tali casi sorge il problema usuale per l’ interprete, irrisolto dalla riforma del diritto internazionale privato, di dover contemperare la lex successionis con la lex rei sitae (cfr. CASSONI, la divisione ereditaria nel diritto internazionale privato italiano. Contributo alla teoria dei limiti dello statuto successorio, Milano, 1974).

Cos ad esempio, mentre la formazione della massa patrimoniale che cosituir l’ asse ereditario sar sottoposto alla regolamentazione della lex successionis, cos come la formazione delle quote e le garanzie e privilegi, la lex rei sitae regoler invece sia la determinazione dei beni che ricadono in comunione, che la durata della stessa.

Tutte le questioni di carattere contenzioso, che dovessero, invece, insorgere tra le varie parti saranno giudicate dal diritto italiano, se sussister un titolo di giurisdizione previsto dall’ art. 50 della legge 218/1995, che prevede invero criteri attrattivi molto ampi.

Avv. RAFFAELE ARENA, LL.M. (Master of Laws) in diritto civile ed internazionale privato nell’ Universit di Heidelberg, Avvocato Cassazionista in Messina, Avvocato Europeo iscritto all’ Ordine degli Avvocati di Monaco di Baviera. www-studio-legale-arena.de; e-mail: studio.arena@tiscalinet.it

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