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Verso il voto: lettera aperta a tutti i candidati parit tra fisco e contribuenti
Articolo pubblicato online il 29 febbraio 2008

di Maurizio Villani
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E’ iniziata la campagna elettorale per le votazioni politiche del 13 e 14 aprile e gi si incominciano a leggere i programmi elettorali dei vari schieramenti politici.

Indubbiamente in questa importante tornata elettorale un ruolo determinante sar assunto dalle problematiche tributarie, perch ormai la pressione fiscale ha raggiunto livelli insostenibili, aggravati dal fatto della perdita del potere d’acquisto delle famiglie italiane dopo l’entrata a regime dell’euro. Sicuramente, quando si affrontano le questioni fiscali importante parlare di abbattimenti delle aliquote, purch contemporaneamente non si allarghi la base imponibile, altrimenti gli effetti positivi si annullano, ma un aspetto altrettanto importante viene totalmente ignorato, cio quello dei rapporti che devono intercorrere tra fisco e cittadini-contribuenti, soprattutto in fase di accertamenti, verifiche e contenzioso.

Pu sembrare strano ma, sino ad oggi, non ho ancora letto nei vari programmi elettorali l’evidenziazione di un principio elementare, cio quello che i rapporti tra fisco e contribuenti devono essere improntati ad una massima lealt, cio il rispetto reciproco delle regole su un piano di perfetta parit.

Concretamente, le parti devono rispettare le regole del gioco e, soprattutto, quando entrano in conflitto, devono porsi dinanzi al giudice tributario su una posizione processuale di assoluta parit, senza pregiudicare o limitare il diritto di difesa di una delle parti a vantaggio dell’altra.

Oggi, purtroppo, questi elementari e logici principi, validi per tutti i settori giuridici, non sono applicati nel settore tributario dove il fisco, in qualunque momento, con l’aggravante persino degli effetti retroattivi, pu modificare le regole a suo vantaggio, con grave pregiudizio dei diritti dei cittadini, ed inoltre nel processo tributario si trova in una posizione processuale di vantaggio sul contribuente, al quale per di pi limita il diritto di difesa.

A tal proposito, valgano i seguenti esempi, fra i tanti che si potrebbero citare.

Nei mesi scorsi, la Corte Costituzionale ha confermato l’importante principio che tutte le cartelle esattoriali prive dell’indicazione del responsabile del procedimento sono da annullare e molti giudici tributari, anche a Lecce, si sono adeguati a tale principio ed hanno annullato le relative iscrizioni a ruolo. Ebbene, a questo punto, l’attuale Governo, con un vero e proprio colpo di mano, entrando "a gamba tesa" nella vicenda, ha approvato una legge che per il passato sana tutte le irregolarit pregresse, stabilendo soltanto la nullit delle future cartelle esattoriali che saranno notificate dal 01 giugno 2008 in poi.

Questo assurdo, ingiustificato, irrazionale ed illegittimo comportamento legislativo la dimostrazione che, quando su determinati ed importanti principi il fisco ha torto, con una legge corregge tutto, logicamente a suo favore, mentre quando il contribuente ha torto, anche per questioni prettamente formali, deve pagare in silenzio.

E questo comportamento, purtroppo, stato tenuto anche dai governi precedenti, come avvenuto nella paradossale vicenda dei crediti d’imposta, investimenti ed occupazione, pi volte modificati nel tempo, sempre con effetti retroattivi, causando danni notevoli alle aziende che avevano fatto affidamento su quelle leggi.

In sostanza, i principi dello Statuto del contribuente, pi volte valorizzati dalla Corte di Cassazione, soprattutto quelli del divieto della retroattivit e della tutela dell’affidamento, spesso non solo vengono ignorati ma, soprattutto, imperiosamente calpestati.

Lo stesso comportamento di ingiustificata supremazia il fisco lo tiene in materia processuale, dove al cittadino contribuente viene impedito di difendersi efficacemente, con il divieto della testimonianza e del giuramento, mentre alla Finanza consentito tutto, con l’aggravante delle presunzioni.

Oltretutto, non bisogna dimenticare che l’attuale processo tributario gestito unicamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, cio una delle parti in causa, che nomina i giudici tributari e li mortifica con il pagamento della vergognosa somma di euro 25 (!) per ogni sentenza depositata, indipendentemente dal valore e dalla complessit della controversia decisa.

A questo punto, credo sia importante che tutti gli schieramenti politici inseriscano nei propri programmi elettorali, in modo chiaro e preciso, i seguenti principi:
- rispetto reciproco delle regole, nel senso che non ci devono mai essere interventi legislativi con effetti retroattivi a vantaggio del fisco e sempre a danno dei contribuenti;
- inderogabilit assoluta dei principi dello Statuto del contribuente, che non devono mai subire eccezioni o limitazioni;
- parit processuale assoluta tra fisco e contribuenti, senza alcuna limitazione nell’esercizio del diritto di difesa, davanti ad un giudice terzo ed imparziale, nominato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e con un grado di preparazione adeguato alla delicatezza e complessit del compito, logicamente con compensi dignitosi, parificati a quelli della magistratura ordinaria;
- da ultimo, per evitare che al cambio dei Governi si assista al balletto delle modifiche in funzione degli interessi in gioco, secondo me, anche alla luce delle necessarie e future riforme istituzionali, sarebbe importante inserire a livello costituzionale i principi dello Statuto del contribuente nonch il riconoscimento della giustizia tributaria, autonoma rispetto a quella ordinaria ed amministrativa.

Speriamo di leggere nei prossimi programmi elettorali i suddetti suggerimenti, con l’avvertenza che i cittadini contribuenti ed i loro professionisti, stanchi dei notevoli soprusi e torti sino ad oggi subiti, sapranno come comportarsi dinanzi all’urna elettorale.



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