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La rappresentanza politica
Articolo pubblicato online il 20 maggio 2008

di Carlo Cerutti
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Premessa

La presente trattazione ha per oggetto la rappresentanza politica vigente nelle democrazie moderne e occidentali e si compone di tre parti, dedicate, rispettivamente, all’analisi, alla critica e alla storia di tale rappresentanza.

Capitolo I
L’ANALISI

1.1. Introduzione
L’analisi del concetto moderno-occidentale della rappresentanza politica richiede preliminarmente l’analisi di due ulteriori concetti, quello della rappresentanza, da cui esso derivato e ha ereditato aspetti fondamentali, e quello della rappresentanza politica, di cui esso la specie prevalente.

1.2. La definizione della rappresentanza
La rappresentanza la conclusione di un negozio giuridico (la manifestazione cosciente e volontaria di un proprio intento , a cui l’ordinamento giuridico riconnette quegli effetti ritenuti necessari o convenienti alla sua miglior realizzazione in forma giuridica), da parte di un soggetto (il rappresentante), per conto (nell’interesse) di un altro soggetto (il rappresentato o dominus) e nei confronti di un terzo.

1.3. La classificazione della rappresentanza
1.3.1. Generalit
La rappresentanza si distingue in individuale e collettiva, di interessi e di volont, organica e soggettiva nonch legale e volontaria.

1.3.2. Individuale e collettiva
La rappresentanza individuale la rappresentanza il cui interesse individuale, cio appartenente a un individuo.
La rappresentanza collettiva la rappresentanza il cui interesse collettivo, cio appartenente a una collettivit, e si distingue in generale, che quella il cui interesse universale, cio appartenente alla totalit dei componenti della collettivit, e speciale, che quella il cui interesse particolare, cio appartenente a una parte maggioritaria (l’interesse maggioritario) o minoritaria (l’interesse minoritario) dei componenti della collettivit.

1.3.3. Di interessi e di volont
La rappresentanza di interessi la rappresentanza il cui interesse oggettivo, cio interpretato dal rappresentante.
La rappresentanza di volont la rappresentanza il cui interesse soggettivo, cio interpretato dal rappresentato.

1.3.4. Organica e soggettiva
La rappresentanza organica la rappresentanza il cui rappresentante un organo di una persona giuridica e il cui rappresentato tale persona giuridica.
La rappresentanza soggettiva la rappresentanza il cui rappresentante un soggetto giuridico e il cui rappresentato un altro soggetto giuridico e si distingue in diretta, che quella il cui rappresentante agisce in nome altrui (con immediata destinazione degli effetti giuridici sul patrimonio del rappresentato) (il potere di spendere il nome altrui o contemplatio domini), e indiretta, che quella il cui rappresentante agisce in nome proprio (con immediata destinazione degli effetti giuridici sul patrimonio del rappresentante e con obbligo di successivo ritrasferimento degli stessi sul patrimonio del rappresentato).

1.3.5. Legale e volontaria
La rappresentanza legale la rappresentanza il cui potere conferito e regolato dalla legge.
La rappresentanza volontaria la rappresentanza il cui potere conferito e regolato dal rappresentato.

1.4. La definizione della rappresentanza politica
La rappresentanza politica la rappresentanza di uno Stato di democrazia classica .

1.5. La classificazione della rappresentanza politica
La rappresentanza politica si distingue in autoritaria, democratica e mista.
La rappresentanza politica autoritaria la rappresentanza politica, sul piano sostanziale, generale e di interessi nonch, sul piano formale, organica e legale.
Da quanto s’ detto, discendono i seguenti corollari:
sul piano sostanziale, che il rappresentante e il rappresentato consistono, rispettivamente, nel governante e nella totalit dei governati e che l’atto rappresentativo pu prescindere dall’elezione;
nonch, sul piano formale, che il rappresentante e il rappresentato costituiscono un unico soggetto giuridico e che il rapporto rappresentativo disciplinato da un mandato morale (regolato da norme morali ) (il mandato non imperativo): sicch, il precetto rappresentativo ha un carattere morale e la sanzione rappresentativa non pu superare la mancata conferma.
La rappresentanza politica autoritaria, pertanto, caratterizzata dal potere del rappresentante politico di disattendere totalmente le promesse elettorali.
La rappresentanza politica democratica la rappresentanza politica, sul piano sostanziale, speciale e di volont nonch, sul piano formale, soggettiva e volontaria.
Da quanto s’ detto, discendono i seguenti corollari:
sul piano sostanziale, che il rappresentante e il rappresentato consistono, rispettivamente, nell’eletto e nella maggioranza degli elettori e che l’atto rappresentativo non pu prescindere dall’elezione;
nonch, sul piano formale, che il rappresentante e il rappresentato costituiscono due soggetti giuridici distinti e che il rapporto rappresentativo disciplinato da un mandato giuridico (regolato da norme giuridiche) (il mandato imperativo): sicch, il precetto rappresentativo ha un carattere giuridico e la sanzione rappresentativa non pu superare la revoca.
La rappresentanza politica democratica, pertanto, caratterizzata dal dovere del rappresentante politico di rispettare totalmente le promesse elettorali.
La rappresentanza politica mista la rappresentanza politica, in tutto o in parte, autoritaria o democratica.
La rappresentanza politica mista, pertanto, caratterizzata dalla libert del rappresentante politico di obbligarsi o meno a rispettare, in tutto o in parte, le promesse elettorali.

1.6. La connotazione della rappresentanza politica vigente nelle democrazie moderne e occidentali
La rappresentanza politica normalmente vigente nelle democrazie moderne e occidentali ha un carattere essenzialmente autoritario .

Capitolo II
LA CRITICA

2.1. Introduzione
La critica del concetto moderno-occidentale della rappresentanza politica si sviluppata essenzialmente secondo due contrapposte teorie, quella per cui la rappresentanza politica vigente nelle democrazie moderne e occidentali dovrebbe avere un carattere autoritario (la teoria autoritaria) e quella per cui tale rappresentanza dovrebbe avere un carattere democratico (la teoria democratica).

2.2. La teoria autoritaria
Gli autori principali della teoria autoritaria sono G. Jellinek , V.E. Orlando , S. Romano e V. Miceli , vissuti tra la met dell’Ottocento e la met del Novecento.
La tesi fondamentale della teoria autoritaria che la rappresentanza politica dovrebbe essere, sul piano sostanziale, generale e di interessi, poich il massimo bene pubblico possibile consiste nella cura degli interessi universali e oggettivi dello Stato, nonch, sul piano formale, organica e legale, poich la complessit e l’imparzialit di tali interessi richiedono che il rappresentante abbia, rispetto al rappresentato, la titolarit diretta della sovranit (che, di conseguenza, dovrebbe essere unica e indivisibile).

2.3. La teoria democratica
L’autore principale della teoria democratica H. Kelsen , vissuto tra il 1881 e il 1973.
La tesi fondamentale della teoria democratica che la rappresentanza politica dovrebbe essere, sul piano sostanziale, speciale e di volont, poich il massimo bene pubblico possibile consiste nella cura degli interessi maggioritari e soggettivi dello Stato, nonch, sul piano formale, soggettiva e volontaria, poich la semplicit e la parzialit di tali interessi richiedono che il rappresentante abbia, rispetto al rappresentato, la titolarit indiretta della sovranit (che, di conseguenza, dovrebbe essere molteplice e divisibile).

2.4. La teoria preferibile
La teoria preferibile, tra l’autoritaria e la democratica, a mio avviso, la mista, poich la rappresentanza politica autoritaria, rispetto alla democratica, ha il vantaggio di garantire un’amministrazione pi flessibile, in quanto comporta una maggiore libert del rappresentante, mentre la rappresentanza politica democratica, rispetto all’autoritaria, ha il vantaggio di garantire un’amministrazione pi rappresentativa, in quanto comporta la cura degli interessi della maggioranza degli elettori anzich quella degli interessi personali del rappresentante .
Con parole di P. Ardant , pertanto, direi che la rappresentanza politica vigente nelle democrazie moderne e occidentali una "rappresentanza snaturata", come, tra l’altro, risulta chiaramente dai seguenti fatti:
che i partiti mirano al potere piuttosto che alla rappresentanza;
che i partiti non sono organizzati in modo pienamente democratico;
che gli eletti dipendono dai partiti piuttosto che dagli elettori (e, di conseguenza, rappresentano i partiti pi che gli elettori);
che gli eletti sembrano essere meno capaci e competenti del possibile;
la diminuzione dei partiti fortemente caratterizzati e dei partiti generalisti;
l’aumento dei partiti "pigliatutto", de-ideologizzati o dai programmi vaghi e poco differenziati gli uni dagli altri e dei partiti regionali, ecologisti o corporativistici;
e la moltiplicazione degli elettori fluttuanti.

2.5. Una ipotesi di applicazione della teoria preferibile
Una ipotesi di applicazione della teoria preferibile potrebbe essere l’istituzione di un mandato costituzionale di rappresentanza politica, cio un mandato il cui accordo consisterebbe nell’elezione politica, la cui causa consisterebbe nella rappresentanza politica, il cui oggetto consisterebbe nel nucleo essenziale del programma elettorale e la cui forma consisterebbe in un atto pubblico avente forza e valore di legge costituzionale .
Il mandato suddetto metterebbe in concorrenza i partiti politici, oltre che sui programmi elettorali, anche sulle conseguenze della mancata realizzazione degli stessi, vincolando maggiormente i rappresentanti politici al rispetto delle promesse elettorali.

Capitolo III
LA STORIA

3.1. Introduzione
Per comprendere meglio l’analisi e la critica del concetto moderno-occidentale della rappresentanza politica, , in fine, opportuno ricorrere all’esame delle cause storiche e sociali che l’hanno preparato e generato e seguire come dal medioevo a poco a poco si applicato e diffuso nelle moderne istituzioni; ma, poich un tale studio stato gi ampiamente svolto e divulgato, non occorre entrare nei particolari della narrazione storica e basta accennare a grandi linee i risultati a cui si giunti.

3.2. L’et classica
Nell’et classica, greca e romana, il concetto della rappresentanza politica non esisteva.
A causa della ristrettezza numerica dei cittadini che avevano il diritto e l’agio di dedicarsi alla cosa pubblica, infatti, il popolo normalmente, in materia legislativa e giudiziaria, partecipava direttamente al governo dello Stato, mentre, in materia esecutiva, delegava il potere pubblico a cittadini (i magistrati), affinch lo esercitassero secondo la volont popolare.
Ci tanto vero che, nell’et classica, mancava una chiara determinazione delle funzioni di ogni organo pubblico, il legislatore costituiva un’eccezione e appariva rivestito di un carattere divino o semi-divino e l’evoluzione del diritto non dipendeva quasi mai da creazioni improvvise ed ex novo, ma da consuetudini lentamente consolidatesi nella convivenza e dall’accumularsi e dall’espandersi della giurisprudenza propriamente detta.
La rappresentanza, nell’et classica, aveva, pertanto, un carattere privatistico.

3.3. L’et medievale
Nell’et medievale, il concetto della rappresentanza politica fu preparato dal contatto tra i popoli barbari e i popoli dell’Impero, dei quali i primi erano organizzati in gruppi, sotto-gruppi e divisioni di ogni genere, con una svariata quantit di costumi e di diritti, presentavano una cooperazione politica vigorosa e attiva, ma slegata e individualistica, ed erano dominati a preferenza dal sentimento dell’autonomia e dell’indipendenza personale, mentre i secondi erano organizzati in un vasto aggregato politico, nel momento di massima unificazione politica e sociale, presentavano una cooperazione politica coordinata ed estesa, ma fiacca e passiva, ed erano dominati a preferenza dalla tendenza all’accentramento e al rispetto dell’autorit.
La lenta e costante fusione di questi opposti caratteri, il germanico e il latino, produsse la tendenza all’autonomia del gruppo (la tendenza di ogni aggregato sociale a trasformarsi in organismo politico) e si manifest nella sostituzione dello Stato propriamente detto con numerosi e diversi gruppi sociali semi-autonomi (dotati ciascuno di una propria frazione di sovranit).
I gruppi suddetti, presentando al proprio interno un elevato livello di omogeneit, avevano un mandatario, che agiva in loro vece ogni volta che non potevano agire da s, e man mano si organizzarono, prima, nel feudo e, poi, nel comune.
D. Nocilla e L. Ciaurro, infatti, scrivono : "Si ritiene [...] che i componenti di consigli, stati, curie, assemblee, parlamenti e diete medievali sarebbero stati legati ai rispettivi ceti, borghi, citt e corporazioni da un rapporto di tipo privatistico, configurandosi come mandatari di questi ultimi, per rappresentarne interessi, volont, desideri e richieste presso il sovrano. In altri termini le istituzioni rappresentative del Medioevo sarebbero state caratterizzate da tutti gli elementi propri del rapporto rappresentativo di diritto privato: i tre soggetti investiti (monarca, rappresentante e rappresentato), il vincolo del mandatario verso il mandante, le istruzioni specifiche di quest’ultimo al primo (i cahiers de dolance) e la conseguente necessit che i mandatari chiedessero ai propri mandanti istruzioni di fronte a questioni impreviste (i mandati ad audiendum et referendum), la revocabilit del mandato conferito, la sua onerosit" .
La rappresentanza, nell’et medievale, continuava ad avere, pertanto, un carattere privatistico.

3.4. L’et moderna
Nell’et moderna, il concetto della rappresentanza politica fu generato dal naturale sviluppo dei vincoli della comune tradizione, lingua, razza, indole e territorio, che determinano il carattere proprio di una nazionalit, nonch dalla coalizione delle grandi classi sociali (l’aristocrazia, il clero, la borghesia e, in alcune parti, il ceto dei contadini) contro il monarca, che era prevalso sugli altri elementi politici e aveva acquistato un potere assoluto.
Il processo suddetto si manifest nel rafforzamento della coesione sociale, nell’ingrandimento dello Stato, nell’accentramento dei poteri pubblici e nell’aumento del numero, delle funzioni e della specializzazione degli organi pubblici e si verific, prima, in Inghilterra e, poi, nel continente.
In Inghilterra, infatti, la corona fu subito molto potente, poich il re normanno Guglielmo I, dopo una breve lotta con le popolazioni anglosassoni, fu signore dell’isola e vi impiant un rigido sistema feudale, che vedeva, al vertice, il re e, alla base, gli uomini pi fedeli del suo seguito. In quella regione, inoltre, in conformit alle antiche leggi e consuetudini anglosassoni, gli elementi sociali si mostrarono pi energici, pi vitali e pi tenaci e conservarono sempre vivo il sentimento della libert. Ben presto, quindi, l’aristocrazia e la borghesia nascenti si coalizzarono e iniziarono una lunga lotta contro la corona per restringerne a poco a poco la potenza e riguadagnare man mano le perdute libert .
Nel continente, invece, l’elemento monarchico rimase a lungo debole, perch scosso dal frazionamento feudale successo all’Impero carolingio; sicch, per ogni gruppo, il nemico da temere e da combattere non era il monarca, il cui aiuto veniva anzi spesso invocato, ma il gruppo pi vicino e pi potente. In quella regione, inoltre, il concetto latino di uno stato potente e centralizzatore aveva messo pi profonde radici e doveva certo esercitare un’azione pi forte. Avvenne, quindi, che gli elementi sociali, in un primo tempo, persero ogni vigoria e si lasciarono assorbire dall’elemento monarchico, mentre, in un secondo tempo, si coalizzarono contro di esso, avviando, in tal modo, anche nel continente, il lungo processo di trasformazione della monarchia da assoluta e feudale in rappresentativa.
La rappresentanza, nell’et moderna, pass, pertanto, da un carattere privatistico a un carattere pubblicistico.

Finito di stampare nel mese di aprile 2008
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