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Giustizia : CdM approva ddl su processo civile ma non convince

lunedì 19 marzo 2007, di Francesco Pagano

Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi un disegno di legge sui processi civili. Nelle intenzioni del proponente - il ministro della giustizia, Clemente Mastella, e del governo, esso ha lo scopo di ridurre la durata dei processi civili, "nel rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, in funzione del rafforzamento della centralità del processo di primo grado, depurato dai meccanismi che ne ostacolano il contenimento della durata".

Palazzo Chigi sottolinea che le linee direttrici dell’intervento normativo sono: "valorizzazione del principio di lealtà processuale, della conciliazione giudiziale e del ruolo conciliativo del giudice; razionalizzazione ed accelerazione dei tempi del processo (concentrazione delle udienze, riduzione dei termini per il compimento degli atti, calendario del processo); attenuazione della rigidità del sistema delle decadenze e delle preclusioni, a garanzia dell’effettività del contraddittorio; alleggerimento del peso delle questioni di competenza; previsione dell’indicazione specifica dei motivi d’appello; introduzione di un modello generale di procedimento sommario non cautelare; semplificazione del regime delle nullità processuali".

Ma giungono subito le prime critiche, quelle dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, secondo cui il ddl "rappresenta l’ennesimo tentativo di contrastare l’irragionevole durata dei processi attraverso riforme disorganiche e velleitarie". Secondo il presidente dell’Aiga, Valter Militi, "Sarebbe stato più opportuno, prima di intervenire nuovamente sul rito, attendere gli esiti delle novità introdotte meno di un anno fa".

A suo giudizio, "il Ddl mortifica oltre ogni misura il diritto di difesa delle parti senza prevedere adeguate sanzioni nei confronti dei magistrati quando non rispettano i termini processuali". Militi si dice infine preoccupato per l’introduzione "di non meglio precisati ’meccanismi di filtro’ che consentono la trattazione semplificata di determinate cause avvalendosi della struttura dell’ufficio per il processo: tra giudici togati ed onorari - conclude - non si sente affatto il bisogno di un ’tertium genus’".

di Mauro W. Giannini


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