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La prima casa non deve mai essere espropriata

venerdì 26 settembre 2014, di Maurizio Villani

Come noto, l’art. 52, comma 1, lett. g), del d.l. 21 giugno 2013 n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, ha modificato l’art. 76 del D.P.R. n. 602 del 1973.
In particolare, il primo comma del citato art. 76, alla lettera g), espressamente prevede:
“Ferma la facoltàdi intervento ai sensi dell’articolo 499 del codice di procedura civile, l’agente della riscossione:
a) non dàcorso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietàdel debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso aventi le caratteristiche individuate dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 27 agosto 1969, e comunque dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/8 e A/9, è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente;
b) nei casi diversi di cui alla lettera a), può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera centoventimila euro. L’espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l’ipoteca di cui all’articolo 77 e sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia estinto.†.
Orbene, dal tenore della norma si evince agevolmente che è impedito ad Equitalia di procedere all’espropriazione immobiliare se l’immobile è l’unico di proprietàdel debitore, a condizione che lo stesso:
sia adibito ad uso abitativo ;
il debitore vi risieda anagraficamente;
non sia una abitazione di lusso o un fabbricato classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9.
Nello specifico, la norma in questione è entrata in vigore il 22 giugno 2013 e sin dalla sua entrata in vigore ci si è chiesti se la stessa avesse o meno effetto retroattivo.
Al riguardo, mentre con una nota dell’ 01/07/2013 Equitalia - preso atto che il Legislatore, in presenza di debiti nei confronti del fisco, ha inteso introdurre particolari meccanismi volti alla massima salvaguardia della proprietàimmobiliare del debitore, anche in ragione del particolare contesto economico di riferimento - ha deciso, nelle more della conversione in legge del decreto, di non dare ulteriore corso alle espropriazioni immobiliari pendenti alla data di entrata in vigore del decreto legge in esame, chiedendo al contempo un chiarimento agli Organi Istituzionali, il Ministero dell’Economia con una successiva nota, di maggio 2014, ha ritenuto che la norma in questione non avesse effetto retroattivo e che, pertanto, tutti i pignoramenti effettuati prima del 22 giugno 2013 dovevano considerarsi validi ed efficaci.
Tanto premesso, a dirimere la controversia e porre fine alle incertezze interpretative della norma, è intervenuta la recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 19270 del 12 settembre 2014, con la quale i giudici di legittimitàhanno avuto modo di precisare che la norma ha effetto retroattivo e, pertanto, si applica anche alle procedure esecutive pendenti alla data del 21 agosto 2013.
In particolare, con tale pronuncia, la Corte ha chiarito che la lettera a) della disposizione novellata, mediante l’espressione <>, non prevede un’ipotesi di impignorabilitàdella prima casa, ma piuttosto è volta a regolare l’azione esecutiva dell’agente della riscossione, in presenza di determinate condizioni.
Da tanto ne discende che, <>
Alla luce di tanto, è stato così affermato il principio secondo cui <>.

Avv. Maurizio Villani
Avv. Alessandra Rizzelli