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Cyberbullismo 2.0

venerdì 10 marzo 2017, di Veronica Ribbeni

Dopo gli atti persecutori e l’omicidio stradale, sull’onda di altrettante spinte emozionali il legislatore interviene sulla scorta dell’assunto che la natura ’virale’ del maltrattamento posto in essere dal o dai bulli sia in grado di superare ogni confine e distanza nonché di raggiungere un grande numero di osservatori e testimoni.
Rilevano, si legge nel dossier correlato alla proposta di legge 1261-B [1] - contente disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo [2] - la sequenzialitàdei messaggi, cui può conseguire che sfumi fin quasi a dissolversi la individuabilitàdella deliberazione e della intenzionalitàdel messaggio nocivo e la possibile assunzione di una personalitàin rete altra da sé, con conseguente affievolimento del senso del lecito e di remore etiche. Da una lettura delle linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo [3] elaborate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Universitàe della Ricerca con il contributo degli Enti afferenti all’Advisory Board del Safer Internet Centre per l’Italia si può evincere un profilo sia del bullo sia vittimologico.
Espressione di non accettazione e non tolleranza verso chi è “diverso†, il bullismo è posto in essere con frequenza sempre maggiore nei confronti di adolescenti sui quali gravano stereotipi causati da discriminazioni. Le forme di violenza includono sopraffazione fisica, verbale e isolamento; sono poste in essere nei confronti di ragazzi fragili, con difficoltànei rapporti interpersonali o di comunicazione; altre vittime ad alto rischio sono i giovani con disabilità. A tali condotte è verosimile consegua una crisi della persona offesa che potrebbe condurla alla realizzazione di comportamenti auto-etero lesionisti.
Soggetto passivo della tutela che si vuole apprestare con le disposizioni per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo è il minore; il soggetto agente non è necessariamente identificato in un minorenne. I cyberbulli possono essere persone - conosciute, quali studenti, compagni di classe o di istituto con i quali la vittima ha costruito una relazione o persone non note - che on line si fingono anonime o che sollecitando l’inclusione di altri soggetti anonimi, rendono difficile per la vittima risalirne all’identità. L’anonimato dell’aggressore e l’assenza di coordinate spazio-temporali, sono alcuni dei fattori che maggiormente gravano sulla persona offesa.
E se il profilo del bullo lo identifica come un soggetto con atteggiamenti aggressivi e prevaricatori, il cyberbullo può essere “chiunque†proprio grazie ai meccanismi di disinibizione che conseguono all’uso di strumenti mediatici e informatici. Non vedendo le reazioni della vittima ai propri comportamenti, non è completamente consapevole del danno che arreca.
Su https://www.commissariatodips.it/approfondimenti/cyberbullismo.html si puntualizza che trattasi di minori di etàcompresa tra i 10 e i 16 anni, apparentemente bravi studenti, con una buona competenza informatica e incapacitàa valutare la gravitàdelle azioni compiute on line. Diffondono immagini e informazioni riservate, raccontano particolari personali o dichiarano disponibilitàsessuali.
Piangono stupiti, sovente allorquando i propri comportamenti sono attenzionati dalle Forze dell’Ordine.
Con l’avanzare dell’etàle condotte diventano più articolate e vessatorie.
Per quanto le singole condotte possano degenerare in atti penalmente rilevanti, il cyberbullismo non è una ipotesi di reato


[2Il termine cyberbullying è stato coniato dall’educatore Bill Belsey. Smith et al (2006) hanno proposto una definizione di cyberbullismo quale forma di prevaricazione volontaria e ripetuta nel tempo, attuata mediante uno strumento elettronico, perpetuata contro un singolo o un gruppo con l’obiettivo di ferire e mettere a disagio la vittima di tale comportamento, che non riesce a difendersi.