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Infortunio in itinere

mercoledì 11 aprile 2007, di Antonino Daniele Pagano

Una nostra lettrice della provincia di Messina, G.S., si è rivolta alla redazione per sapere come possa tutelarsi legalmente : durante la pausa pranzo, uscita dall’ufficio pubblico presso il quale lavora, si è slogata una caviglia ed è finita al Pronto Soccorso.
I medici le hanno diagnosticato lesioni per le quali dovrà rimanere a letto per almeno venti giorni.
Preliminarmente, va osservato che la lavoratrice subordinata presta attività in un ufficio che non è dotato di mensa aziendale.
Il fatto è di fondamentale rilevanza, atteso che G.S., si era allontanata dal posto di lavoro, nell’intervallo destinato alla "pausa pranzo", per raggiungere un vicino locale di ristorazione.
Durante il breve tragitto, metteva un piede in fallo e franava sulla caviglia distorta, riportando le lesioni di cui sopra.
Orbene, il D. L.vo 23.02.2000 n. 38, disciplina i casi di "infortunio in itinere", che sono assimilati agli infortuni da lavoro.
In sostanza, il dipendente che si trovi in "itinere" dall’abitazione al luogo di lavoro, o che sia in transito da una sede di lavoro ad altra (nel caso in cui l’azienda sia dislocata su più sedi), o che si stia recando a pranzo o stia rientrando al lavoro da pranzo (nel caso in cui l’azienda non disponga di mensa propria), è coperto per i danni da infortunio.
Il caso di G.S. rientra espressamente tra i casi indicati dall’art. 12 del testo legislativo in riferimento : la lavoratrice ha subito un infortunio in itinere.
Il datore di lavoro e cioè, nel caso in esame, il capo ufficio del personale dell’Ente presso il quale G.S. lavora, dovrà comunicare all’I.N.A.I.L. le esatte circostanze e le dirette conseguenze dell’infortunio.
A tal fine, la dipendente farà bene a lasciare traccia dell’avvenuta segnalazione (un fax con le indicazioni delle circostanze ed annesso referto; telegramma circostanziato, seguito da raccomandata).
L’Istituto delle assicurazioni verificherà l’entità delle lesioni, la rispondenza tra esse e le cause denunciate e fisserà la data entro la quale G.S. dovrà tornare in attività.
La lavoratrice riceverà comunicazione dalla sede Provinciale dell’I.N.A.I.L. circa la data della visita fiscale, la sede in cui dovrà presentarsi e tutte le comunicazioni conseguenziali.
L’istituto indennizzerà il DATORE DI LAVORO per l’assenza protratta della dipendente.
A cura dell’interessata, entro sei mesi dalla data in cui l’infortunio si è verificato o, entro la stessa scadenza dalla data in cui ha avuto contezza delle lesioni o del loro aggravamento, potrà essere proposta istanza per il riconoscimento dell’infermità come "dipendente da causa di servizio".
Il T.U. che regola la materia è quello di cui al D.P.R. 29.10.2001 n. 461 che detta tutte le regole per l’inoltro dell’istanza di riconoscimento della causa diu servizio e per l’ottenimento del relativo equo-indennizzo.
Occorre fare attenzione sulle innovazioni apportate al testo di legge : le istanze devono essere due, distinte per l’oggetto. Una per il riconoscimento della causa di servizio; l’altra per l’equo-indennizzo.
La C.M.O. competente per territorio è l’organo competente a valutare l’entità dell’infermità, l’esistenza di postumi invalidanti permanenti e l’ascrivibilità a tabella della patologia riscontrata. Da questi parametri consegue il calcolo dell’importo dell’indennizzo.

dott. A.D. Pagano p. avv.